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Caldo, Land: “Investimenti in infrastrutture verdi non più rinviabili”

Caldo, Land: “Investimenti in infrastrutture verdi non più rinviabili”

Di Redazione
6 Luglio 2026

Il caldo record che sta investendo l’Italia e gran parte dell’Europa non rappresenta più un fenomeno eccezionale ma il nuovo scenario con cui le città dovranno imparare a convivere. Le temperature che superano i 40 gradi, unite a notti tropicali sempre più frequenti, stanno mettendo sotto pressione salute pubblica, infrastrutture, economia e qualità della vita, imponendo un ripensamento radicale del modo in cui vengono progettati gli spazi urbani. È il messaggio lanciato da Land, società internazionale specializzata in architettura del paesaggio, sviluppo urbano e pianificazione ambientale, che invita amministrazioni e imprese a considerare la natura come una vera infrastruttura strategica per l’adattamento climatico.

Le cronache delle ultime settimane raccontano un’Europa soffocata dalle ondate di calore, con ospedali sotto pressione, limitazioni alle attività all’aperto, incendi e consumi energetici in crescita per l’uso dei sistemi di raffrescamento. Secondo Land, questi fenomeni confermano quanto evidenziato da tempo dalla comunità scientifica: il cambiamento climatico sta modificando strutturalmente il funzionamento delle città, dove asfalto, cemento, superfici impermeabili e decenni di pianificazione orientata prevalentemente al traffico automobilistico alimentano il cosiddetto effetto “isola di calore”, facendo registrare temperature anche di diversi gradi superiori rispetto alle aree rurali circostanti.”Il caldo non è più un problema meteorologico. È diventato una questione di pianificazione”, afferma Andreas Kipar, architetto, paesaggista e urbanista, fondatore e CEO di LAND. “Non possiamo ignorare la crisi climatica, ma possiamo imparare a conviverci se riconosciamo nella natura la nostra alleata più importante.”

Per la società, il punto di svolta consiste nell’abbandonare una visione della vegetazione come semplice elemento ornamentale per considerarla invece un’infrastruttura urbana essenziale, al pari di reti idriche, trasporti o sistemi energetici. Una città capace di affrontare il caldo estremo deve integrare alberature ad alta capacità di raffrescamento, suoli permeabili, sistemi di drenaggio naturale, corridoi ecologici e di ventilazione, reti verdi diffuse e modelli di “città spugna” in grado di assorbire e trattenere l’acqua piovana. È questa la filosofia Nature-Positive che Land sviluppa da oltre trentacinque anni in Europa e nel mondo: non limitarsi a conservare gli ecosistemi esistenti, ma rafforzarli affinché diventino parte integrante delle strategie di resilienza climatica, tutela della biodiversità e miglioramento del benessere urbano. “Non piantiamo semplicemente alberi”, sottolinea Kipar. “Progettiamo ecosistemi funzionanti che rendono le città più resilienti.”

Secondo Land, gli interventi basati sulla natura non producono soltanto benefici ambientali ma generano anche un ritorno economico misurabile. Le infrastrutture verdi contribuiscono infatti a ridurre le temperature urbane, migliorano la qualità dell’aria, limitano il rischio di allagamenti trattenendo l’acqua meteorica, favoriscono la biodiversità e rendono gli spazi pubblici più vivibili. Parallelamente possono diminuire la spesa sanitaria collegata agli effetti delle ondate di calore, ridurre i danni economici provocati dagli eventi climatici estremi e incrementare il valore immobiliare e la competitività dei territori.

Per questo motivo, osserva la società, l’adattamento climatico non deve essere considerato un costo aggiuntivo ma un investimento strategico. Land sta inoltre sviluppando metodologie dedicate alla misurazione del capitale naturale e dei servizi ecosistemici, strumenti destinati a supportare amministrazioni pubbliche e operatori privati nella valutazione degli investimenti e nella pianificazione urbana. L’approccio trova già applicazione in diversi progetti internazionali firmati dal gruppo, dalla strategia dei Raggi Verdi e dall’area MIND a Milano fino alla Green Infrastructure della Regione della Ruhr in Germania e al Corridoio della Biodiversità del fiume Saint-Laurent a Montréal, iniziative accomunate dall’obiettivo di integrare sistemi naturali e sviluppo urbano.

Per Land, tuttavia, la trasformazione delle città non potrà essere affidata esclusivamente alla pubblica amministrazione né risolta soltanto attraverso l’innovazione tecnologica. Sarà invece necessario costruire nuove forme di collaborazione tra enti locali, imprese, investitori e società civile, coinvolgendo il settore privato come protagonista della transizione verso modelli urbani Nature-Positive. “La crisi climatica sta già trasformando le nostre città”, conclude Kipar. “Le città del futuro devono essere progettate a partire dalla natura. Non è una decorazione, ma il fondamento della qualità della vita, della resilienza e della competitività economica. Se vogliamo costruire città resilienti al clima dobbiamo imparare dalla natura, perché ci mostra come funzionano sistemi realmente resilienti, diversificati, adattabili e capaci di evolvere nel tempo.”

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