Un nuovo polo produttivo e direzionale da circa 65 mila metri quadrati destinato a ridisegnare la presenza della Rai a Milano e, allo stesso tempo, a completare uno degli ultimi grandi tasselli della trasformazione dell’ex quartiere fieristico cittadino. Sorgerà in via Gattamelata, all’interno del comparto Mi.Co Nord di FieramilanoCity, il nuovo Centro di Produzione Rai progettato da Lombardini22 per conto di Fondazione Fiera Milano. Un intervento che punta a integrare in un’unica infrastruttura funzioni direzionali, studi produttivi e tecnologie avanzate, con l’obiettivo di riunire attività oggi distribuite tra corso Sempione e via Mecenate.
Il progetto si inserisce nel processo di riconversione dell’area nord del Mi.Co e rappresenta, secondo i progettisti, “l’ultimo tassello della trasformazione dello storico quartiere fieristico milanese”, dopo gli sviluppi urbani di CityLife, Portello e viale Scarampo. L’obiettivo di Fondazione Fiera Milano è quello di superare definitivamente la logica storica del recinto fieristico chiuso e introverso, aprendo l’area a nuove connessioni urbane, pedonali e verdi.

Il nuovo complesso nascerà proprio lungo via Gattamelata, in un tratto storicamente caratterizzato dalla presenza dell’ex Padiglione dell’Agricoltura progettato da Ignazio Gardella tra il 1957 e il 1961 e da fronti urbani considerati per decenni impermeabili al dialogo con la città. Il masterplan ha previsto diverse ipotesi di riconfigurazione dell’area prima di individuare nella nuova sede Rai la funzione strategica capace di ricucire urbanisticamente il comparto.
Per la Rai il progetto rappresenta anche un ritorno simbolico alle origini. Il primo insediamento milanese della televisione pubblica si trovava proprio nell’area di via Gattamelata e sottolinea il legame storico dell’azienda con Milano, città nella quale nel 1954 partirono le prime trasmissioni televisive nella sede di corso Sempione progettata da Gio Ponti.
Dal punto di vista architettonico, il complesso è stato concepito come un organismo polifunzionale costituito da due corpi principali. Il primo, affacciato su via Gattamelata, sarà una stecca direzionale trasparente di sette livelli fuori terra destinata agli uffici e alle funzioni rappresentative. Il secondo, disposto lungo via Colleoni, ospiterà invece gli spazi produttivi e tecnologici della Rai in una struttura compatta sviluppata su quattro livelli fuori terra oltre a un piano interrato. A collegare le due componenti sarà un volume intermedio con patii e chiostrine destinato a garantire luce e ventilazione naturale.

La stecca direzionale si svilupperà per circa 140 metri di lunghezza e 20 di profondità, con un’altezza di circa 28 metri e quattro nuclei strutturali in calcestruzzo distribuiti longitudinalmente. Il fronte architettonico alternerà curtain wall vetrati a profondi sporti lignei aggettanti che dichiarano la struttura in legno dell’edificio, mentre un bow-window centrale a tutta altezza segnalerà l’ingresso principale. Uno degli elementi centrali dell’intervento sarà il nuovo portico urbano a doppia altezza che nascerà dall’arretramento dei primi due piani rispetto all’attuale filo stradale. Il progetto punta così a trasformare via Gattamelata in un boulevard alberato e attraversabile, ampliando gli spazi pubblici e favorendo la permeabilità tra edificio e città. Il portico sarà sostenuto da pilastri a V in acciaio e legno, elemento architettonico destinato a caratterizzare visivamente il nuovo complesso.
Sul fronte opposto, lungo via Colleoni, il linguaggio architettonico cambierà invece registro per dialogare con il carattere più tecnico e produttivo della struttura. Qui la facciata sarà composta da ballatoi, schermature e telai scatolari in alluminio pensati per alleggerire visivamente i grandi volumi ciechi degli studi televisivi. Tra gli elementi simbolici del progetto compare anche una grande finestra vetrata destinata potenzialmente allo studio delle News, definita dai progettisti “un grande occhio affacciato sulla città”.

Il nuovo hub produttivo ospiterà sei grandi sale televisive comprese tra 300 e 1.500 metri quadrati, con altezza interna netta di 12,5 metri, oltre a spazi tecnici, locali accessori e un grande parcheggio interrato capace di accogliere sia automobili sia mezzi di produzione. Gli uffici saranno organizzati con layout altamente flessibili e configurabili, pensati per adattarsi a differenti esigenze operative senza interventi invasivi.
La stecca direzionale utilizzerà strutture in legno lamellare e X-lam, scelta che secondo Lombardini22 contribuisce significativamente alla riduzione dell’impronta carbonica dell’edificio. Il progetto punta alla certificazione LEED BD+C Core & Shell Gold e integra facciate ad alte prestazioni, pareti ventilate, coperture verdi e un impianto fotovoltaico da circa 4.500 metri quadrati per una potenza complessiva di 650 kWp.
Secondo i dati riportati nel focus tecnico del progetto, l’impatto embodied carbon dell’intero complesso sarà pari a 386 kgCO2 eq/m² rispetto a un benchmark europeo per edifici direzionali di 450 kgCO2 eq/m², con un risparmio stimato del 14%. Ancora più marcata la riduzione legata all’utilizzo del legno nel corpo direzionale, con un abbattimento del 76% delle emissioni strutturali rispetto a una soluzione tradizionale in calcestruzzo.
Il cantiere è previsto tra il 2026 e il 2029. Alla realizzazione partecipano anche SPS per le strutture e il raggruppamento guidato da CMB e Gianni Benvenuto come general contractor. L’intervento complessivo, secondo Lombardini22, vuole configurarsi non soltanto come nuova sede tecnologica della Rai, ma come “una soglia, una cerniera e un dispositivo urbano” capace di costruire nuove relazioni tra produzione culturale, spazio pubblico e trasformazione della città contemporanea.
