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Milano lancia il piano per recuperare 20 immobili pubblici in disuso

Palazzo Dugnani, Milano. Ph. Steffen Schmitz

Milano lancia il piano per recuperare 20 immobili pubblici in disuso

Di Maria Elena Molteni
20 Maggio 2026

Venti immobili pubblici oggi chiusi, inutilizzati o inaccessibili tornano al centro della strategia urbana del Comune di Milano, che avvia un piano di valorizzazione basato su partenariato pubblico-privato, funzioni collettive e coinvolgimento della società civile. L’operazione, presentata dall’assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa Emmanuel Conte, punta a restituire alla città edifici simbolici oggi in disuso, mantenendone però la proprietà pubblica.

Il programma riguarda 20 immobili distribuiti tra Milano e alcune località turistiche storicamente legate al patrimonio comunale milanese. Si tratta di edifici monumentali, cascine, ex strutture sanitarie, immobili storici e complessi di villeggiatura che verranno messi a disposizione attraverso avvisi pubblici per raccogliere manifestazioni di interesse e proposte progettuali.

“Il patrimonio pubblico inutilizzato è una ferita urbana, ma anche un’opportunità”, ha dichiarato Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa del Comune di Milano. “La scelta è riportarlo nella vita quotidiana dei cittadini, senza venderlo, per renderlo accessibile e utile alla collettività”.

L’assessore ha sottolineato come il modello scelto dal Comune non punti alla dismissione del patrimonio ma alla sua riattivazione attraverso nuove funzioni urbane, sociali, culturali e collettive. “Non chiediamo donazioni, ma progetti e responsabilità. È un modello più esigente, ma anche più generativo, che punta sulla società civile”, ha spiegato.

Gli immobili sono stati suddivisi in tre portafogli: beni identitari, beni capillari distribuiti nei quartieri cittadini e immobili situati in località turistiche. Tra gli asset considerati ‘identitari’ figurano alcuni dei luoghi più simbolici della memoria urbana milanese: Porta Ticinese Medievale, Pusterla di Sant’Ambrogio, Palazzo Dugnani, Palazzo Calchi Taeggi e i Magazzini al Bastione di viale Vittorio Veneto. Nel gruppo degli immobili ‘capillari’ rientrano invece edifici distribuiti nei diversi municipi cittadini, tra cui l’ex Scuola rurale di Lampugnano, Cascina Corba, l’ex Casa dell’acqua del Trotter e l’ex Circolo popolare di via Varesina. Il terzo portafoglio riguarda immobili situati fuori città, molti dei quali costruiti negli anni Cinquanta e Sessanta per ospitare colonie climatiche o strutture sanitarie dedicate ai bambini milanesi e alla cura della tubercolosi. Tra questi figurano strutture a Cesenatico, Pietra Ligure, Recco, Andora e Cerano d’Intelvi.

Secondo il Comune, la scelta di procedere con un programma unitario e non attraverso singoli bandi separati risponde alla volontà di costruire una visione organica del patrimonio pubblico inutilizzato e delle sue potenzialità di rigenerazione.

“Non presentiamo solo un elenco di immobili, ma un metodo”, ha aggiunto Conte. “Partiamo dall’identità e dai bisogni della città, e cerchiamo soluzioni insieme con la città per dare nuova vita a questi luoghi: restano dei milanesi, con idee dai milanesi e ricadute per i milanesi”. I progetti dovranno garantire accessibilità pubblica, sostenibilità energetica e utilità collettiva. Il Comune punta inoltre a utilizzare la riattivazione degli spazi come strumento di miglioramento della qualità urbana e della sicurezza dei quartieri.

Il piano si inserisce in un percorso già avviato negli ultimi anni dall’amministrazione milanese sul fronte della valorizzazione del patrimonio inutilizzato. Dal 2022 a oggi sono già stati recuperati diversi immobili attraverso concessioni e partenariati, tra cui la Cascina Colombè, l’ex Hammam di via Civitavecchia destinato a Casa LILT, l’ex Obitorio di via Francesco Sforza affidato all’Università Statale e l’ex Marchiondi destinato a nuova residenza universitaria.

L’avvio formale delle procedure è avvenuta con la determinazione dirigenziale n. 3815 del 12 maggio 2026, pubblicata all’Albo pretorio comunale il successivo 13 maggio.

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