Il mercato dei data center continua a crescere in Europa, ma la vera partita si gioca sempre meno sul fronte della domanda e sempre più su quello dell’offerta. In Italia, in particolare, la capacità di esecuzione è diventata il fattore discriminante tra progetti che arrivano a compimento e iniziative che restano sulla carta. È questa la principale conclusione di ‘Data Centre Truths 2026‘, lo studio annuale di BCS Consultancy che analizza l’evoluzione del settore infrastrutturale digitale in Europa. Secondo il rapporto, il 93% degli operatori prevede una crescita del mercato nei prossimi dodici mesi e quasi l’80% segnala un aumento significativo della domanda legata all’intelligenza artificiale. Ma la questione non è più se il mercato crescerà, bensì dove e a quali condizioni.
In Italia, spiega BCS, il nodo centrale è rappresentato dalla disponibilità energetica e dai tempi autorizzativi. La combinazione di vincoli sulla rete elettrica, complessità normativa e carenza di competenze specialistiche sta spostando il baricentro del settore: non vince chi ha più capitale, ma chi riesce a governare il processo realizzativo in modo efficace.
Secondo James Hart, CEO di BCS Consultancy, il mercato europeo non sta rallentando, ma sta diventando più frammentato. La capacità di garantire energia, spazio e densità dei rack è ormai determinante per trasformare la domanda legata all’IA in infrastrutture operative. Nel 2026, questi fattori non rappresentano più un vantaggio competitivo, ma una condizione minima di accesso al mercato. Il tema dell’execution emerge con forza anche sul fronte delle competenze. La carenza di profili qualificati, già diffusa a livello europeo, risulta particolarmente critica in Italia, dove il 95% degli operatori segnala un’ulteriore riduzione della disponibilità di figure tecniche specializzate. Un elemento che incide direttamente sulla capacità di rispettare tempi e budget di realizzazione.
Il report mette inoltre in evidenza un divario crescente nella preparazione all’intelligenza artificiale. Nonostante la forte accelerazione della domanda, solo una quota limitata dei data center europei risulta oggi realmente idonea a supportare carichi di lavoro avanzati, ampliando il gap tra ambizioni strategiche e capacità operative effettive.
Nel confronto europeo, l’Italia si distingue per una forte dipendenza dalla capacità di execution locale. “Il dibattito in Italia è maturato rapidamente”, evidenzia Luca D’Alleva, Head of Service Italia & Iberia di BCS Consultancy. “Non si tratta più di chiedersi se ci sia domanda, ma di come soddisfarla. Stiamo assistendo a un mercato sempre più selettivo, dove avranno successo gli operatori capaci di muoversi tempestivamente con strategie di realizzazione credibili e concrete. È un mercato che premia la competenza sul campo”.
In altri mercati i principali fattori di rischio assumono forme diverse: nel Regno Unito prevalgono i limiti infrastrutturali della rete, nell’area DACH la pressione normativa. Un quadro che conferma come il rischio di realizzazione sia ormai concreto e determinante per l’accesso al mercato.
