domenica, 14 Giu 2026
  • ABOUT
  • PAMBIANCONEWS
  • DESIGN
  • BEAUTY
  • WINE & FOOD
  • HOTELLERIE
  • REAL ESTATE
  • SPORT
Nessun Risultato
Mostra tutti i risultati
NEWSLETTER
Real Estate
  • HOME
  • News
    • Acquisizioni
    • Finanza & Bilanci
    • Italia
    • Ricerche
  • SUMMIT
    • Fashion
    • Beauty
    • Design
    • Hotellerie
    • Wine
    • Real Estate
  • Approfondimenti
  • Editoriali
  • VIDEO
  • MAGAZINE
  • HUB
  • HOME
  • News
    • Acquisizioni
    • Finanza & Bilanci
    • Italia
    • Ricerche
  • SUMMIT
    • Fashion
    • Beauty
    • Design
    • Hotellerie
    • Wine
    • Real Estate
  • Approfondimenti
  • Editoriali
  • VIDEO
  • MAGAZINE
  • HUB
Nessun Risultato
Mostra tutti i risultati
 
Real Estate
Nessun Risultato
Mostra tutti i risultati
  • HOME
  • News
  • SUMMIT
  • Approfondimenti
  • Editoriali
  • VIDEO
  • MAGAZINE
  • HUB
JLL: “Gli spazi frontline funzionano, ma non soddisfano i lavoratori”

Silvia Impelluso, Head of Workplace Advisory JLL, e Matteo Lavazza, Head of Projects and Development Services di JLL Italy

JLL: “Gli spazi frontline funzionano, ma non soddisfano i lavoratori”

Di Redazione
17 Febbraio 2026

Nel dibattito sul futuro degli immobili produttivi e dei luoghi di lavoro, i lavoratori frontline restano spesso una variabile implicita, raramente centrale nelle strategie di investimento. Eppure, secondo la nuova ricerca Frontline Workers Barometer Survey di JLL, è proprio su questa popolazione che si gioca una parte crescente del valore reale degli asset non office: retail, sanità, istruzione, manifattura, logistica e infrastrutture di servizio.

Lo studio, che ha coinvolto 3.411 lavoratori in 26 mercati globali, mette in luce un dato chiave per il mondo immobiliare: gli spazi frontline funzionano dal punto di vista operativo, ma non generano sufficiente valore esperienziale. Questo disallineamento inciderebbe sulla produttività, sull’engagement, sulla retention e, in ultima analisi, sulla resilienza economica degli asset.

Il 72% dei lavoratori frontline riconosce che il proprio ambiente supporta la produttività e il 70% afferma che consente di offrire un servizio adeguato a clienti, pazienti o studenti. Tuttavia, solo il 38% si dichiara realmente soddisfatto dello spazio di lavoro, contro il 42% degli impiegati d’ufficio. Per chi investe e gestisce immobili, questo dato segnala una criticità strutturale: molti edifici sono progettati per garantire continuità operativa, ma non per massimizzare il valore umano che oggi è sempre più correlato al valore economico.

Il tema non è solo occupazionale, dunque, ma patrimoniale. Asset con basse performance esperienziali tendono a presentare maggiori rischi di turnover degli occupanti, pressione sui canoni, maggiore obsolescenza funzionale e, nel medio periodo, necessità di capex correttivi non pianificati. In settori come retail e sanità, dove la qualità del servizio è direttamente legata alla qualità dell’esperienza lavorativa, il rischio è una progressiva perdita di competitività dell’immobile rispetto a strutture più evolute.

“Sebbene i lavoratori frontline si sentano pienamente supportati nel garantire produttività e servizio al cliente, abbiamo riscontrato un disallineamento tra la progettazione dell’ambiente di lavoro e i bisogni più essenziali di chi lo vive quotidianamente” sottolinea Matteo Lavazza, Head of Projects and Development Services di JLL Italy. “Questa tipologia di dipendenti tende ad attribuire punteggi più bassi agli aspetti human-centered degli spazi, come socializzazione, vicinanza alla cultura aziendale e sviluppo professionale, tutti fattori chiave che concorrono alla loro soddisfazione”.

Il problema, dunque, non risiede nella mancanza di progettazione, ma nella sua impostazione. Gli ambienti frontline sono spesso disegnati a partire da requisiti normativi, flussi e processi, mentre risultano carenti sugli aspetti human-centered. Socializzazione, senso di appartenenza, connessione con la cultura aziendale e opportunità di sviluppo professionale sono fattori immateriali che oggi hanno un impatto diretto sulla performance dell’immobile, ma che raramente vengono considerati nei business plan tradizionali.

Un elemento particolarmente rilevante per proprietari e investitori è il tema dell’autenticità e della sicurezza psicologica. Il 45% dei lavoratori frontline dichiara di desiderare un ambiente in cui poter essere realmente sé stesso, contro il 37% degli office worker. Questo si traduce in una domanda crescente di spazi meno rigidi, aree di recupero e ambienti che favoriscano il benessere mentale. Dal punto di vista immobiliare, significa che layout iper-efficienti ma privi di spazi di decompressione rischiano di diventare rapidamente obsoleti, soprattutto in settori ad alta intensità emotiva come sanità, istruzione e retail.

La ricerca evidenzia inoltre forti differenze settoriali che hanno implicazioni dirette sulle strategie di asset allocation. Nel retail, i livelli di soddisfazione sono i più bassi, a causa di carenze infrastrutturali, comfort ambientale insufficiente e assenza di spazi di pausa adeguati. Per i landlord, questo si traduce in una maggiore fragilità del tenant mix e in una pressione crescente per investimenti mirati su ergonomia, qualità dell’aria, acustica e flessibilità d’uso. Nel lungo periodo, la mancata riqualificazione di questi aspetti può riflettersi in una riduzione del footfall e della redditività complessiva dell’asset.

Al contrario, i lavoratori di magazzini e impianti produttivi mostrano livelli di soddisfazione più elevati quando sono stati effettuati interventi mirati sulle infrastrutture di base. Tuttavia, in questi contesti emerge una maggiore propensione a lasciare l’azienda, segnalando che la qualità fisica dell’immobile, pur necessaria, non è sufficiente a garantire stabilità occupazionale. Per gli investitori, questo implica che il valore di un asset logistico o industriale non può più essere misurato solo in termini di efficienza e metri quadrati, ma deve includere elementi di esperienza, socialità e servizi.

Le filiali bancarie e assicurative rappresentano un caso intermedio. Qui la soddisfazione complessiva è più elevata, grazie a edifici mediamente più curati e a una maggiore integrazione tecnologica. Tuttavia, emergono richieste di maggiore luce naturale, spazi per la concentrazione e servizi orientati al benessere e alla comunità. Dal punto di vista immobiliare, questo suggerisce una progressiva convergenza tra standard office e standard frontline, con conseguente ridefinizione dei criteri di valutazione degli asset mixed-use.

Un altro tema centrale per il real estate è la flessibilità. Un lavoratore frontline su tre opera fuori dagli orari standard, ma solo il 37% ha accesso a reali forme di flessibilità. Questo dato ha un impatto diretto sulla progettazione degli edifici, che dovranno sempre più supportare utilizzi non lineari, turnazioni estese e servizi attivi su fasce orarie prolungate. Asset incapaci di adattarsi a queste dinamiche rischiano di perdere attrattività per tenant e operatori, soprattutto in contesti urbani complessi.

Come osserva Silvia Impelluso, Head of Workplace Advisory JLL, i leader aziendali e immobiliari hanno oggi l’opportunità di ripensare gli spazi di lavoro come infrastrutture adattive, integrate nella vita delle persone. Per investitori e sviluppatori, questo significa spostare l’attenzione da modelli statici a modelli evolutivi, in cui flessibilità, servizi e benessere diventano driver di valore al pari della location.

Il report evidenzia anche un paradosso che ha ricadute patrimoniali. I lavoratori frontline registrano livelli di burnout più elevati e una percezione meno positiva dell’azienda, ma mostrano una minore propensione al cambio di lavoro. Questo può indicare un forte senso di responsabilità, ma anche una ridotta mobilità. Per i proprietari immobiliari, ciò implica che edifici inadeguati possono continuare a essere occupati nel breve periodo, mascherando criticità che emergeranno nel medio-lungo termine sotto forma di inefficienza operativa, aumento dei costi indiretti e perdita di competitività.

Infine, il divario nella formazione sull’intelligenza artificiale segnala un rischio di obsolescenza funzionale degli asset. Solo il 52% dei lavoratori frontline ha accesso a formazione sull’IA, contro il 70% degli impiegati d’ufficio. In prospettiva, immobili non progettati per supportare l’integrazione tecnologica e l’upskilling rischiano di diventare rapidamente inadeguati rispetto alle esigenze dei tenant più avanzati.

CondividiTweetCondividiInvia
Nessun Risultato
Mostra tutti i risultati

Editoriali di David Pambianco

Real Estate, verso un’industria del valore

Residenziale tra capitali e carenza: l’Italia cerca una strategia nazionale

Crisi? Il capitale punta sul real estate europeo

Cambio di scenario per l’Europa, un vantaggio per chi si saprà adattare

Immobiliare italiano, crescita da primato con un problema strutturale

Green o out: il futuro del settore immobiliare passa dalla sostenibilità

Real Estate Pambianco news

P.IVA 05861630159

©Tutti i diritti Riservati - Pambianco srl

  • About Pambianco
  • Contatti
  • Copyright
  • Privacy e Cookie Policy

 

Nessun Risultato
Mostra tutti i risultati
  • ABOUT
  • PAMBIANCONEWS
  • DESIGN
  • BEAUTY
  • WINE & FOOD
  • HOTELLERIE
  • REAL ESTATE
  • SPORT
NEWSLETTER

P.IVA 05861630159

This website uses cookies. By continuing to use this website you are giving consent to cookies being used. Visit our Privacy and Cookie Policy.