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Per BeNewtral round da 7 milioni guidato da CDP Venture Capital

Per BeNewtral round da 7 milioni guidato da CDP Venture Capital

Di Maria Elena Molteni
10 Febbraio 2026

La transizione ecologica dell’edilizia passa anche dal capitale di rischio. BeNewtral, startup italiana attiva nel Clean Tech e specializzata nello sviluppo di materiali innovativi per le costruzioni, ha chiuso un aumento di capitale da 7 milioni di euro, portando a 11 milioni la raccolta complessiva. A guidare l’operazione è CDP Venture Capital attraverso il fondo Corporate Partners I, comparto Infratech, a conferma dell’interesse istituzionale verso soluzioni industriali in grado di incidere su uno dei settori più emissivi dell’economia globale.

Fondata da Nicolò Verardi e Riccardo Frezzato, BeNewtral opera su una frontiera strategica: la sostituzione del cemento Portland, materiale alla base della quasi totalità delle infrastrutture e responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di CO₂. Il round arriva a soli tre mesi dalla presentazione ufficiale di ReBind, il legante proprietario sviluppato dalla società, segnale di una forte trazione tecnologica e industriale in una fase ancora iniziale del percorso di mercato.

Nicolò Verardi, Co-Founder BeNewtral_Riccardo Frezzato, Co-Founder BeNewtral

L’operazione vede la partecipazione dei soci storici NovaCapital, Eureka! Venture SGR e Tech4Planet – il Polo Nazionale di Trasferimento Tecnologico per la Sostenibilità Ambientale promosso da CDP Venture Capital – insieme a un gruppo selezionato di investitori privati. Tra questi figura anche Edoardo Vernazza, imprenditore e presidente di ANCE Giovani, elemento che rafforza il legame tra innovazione tecnologica e filiera tradizionale delle costruzioni.

Dal punto di vista industriale, le risorse raccolte saranno allocate lungo tre direttrici chiave: ricerca e sviluppo, capacità produttiva e go-to-market. Sul fronte produttivo, BeNewtral ha acquisito un impianto a Pavia che fungerà da primo sito pilota industriale. L’impianto consentirà di superare una capacità produttiva di 25 mila tonnellate annue, posizionando la società come primo produttore italiano di leganti alternativi su scala industriale. Un passaggio cruciale in un settore dove molte soluzioni restano confinate alla fase di laboratorio o di test.

LABORATORIO PER 20 RICERCATORI

Sul fronte R&D, la startup investirà nella realizzazione di un laboratorio di nuova generazione e nella costruzione di un team dedicato di circa 20 ricercatori, ingegneri e tecnologi, con l’obiettivo di consolidare una piattaforma scientifica in grado di supportare lo sviluppo di nuove formulazioni e applicazioni. Sono previste partnership con università italiane e centri di ricerca internazionali, in una logica di trasferimento tecnologico che punta a ridurre il time-to-market.

INTEGRAZIONE NELLE FILIERE DEL CALCESTRUZZO ESISTENTI

La strategia commerciale, infine, si concentra sull’integrazione di ReBind nelle filiere esistenti del calcestruzzo, attraverso accordi con produttori già operativi. Una scelta che mira a superare uno dei principali ostacoli all’innovazione nel settore: l’adozione industriale. ReBind è progettato per sostituire integralmente il cemento tradizionale nella produzione del calcestruzzo, mantenendo prestazioni meccaniche equivalenti e migliorando la durabilità, con una riduzione delle emissioni fino al 90% rispetto al cemento Portland. Il processo produttivo avviene a freddo, con un abbattimento dei consumi energetici stimato intorno al 98%, e utilizza sottoprodotti industriali non pericolosi, trasformando un costo ambientale in input di valore in ottica di economia circolare.

NEL 2024 IN ITALIA PRODUZIONE DI CEMENTO PER 19,36 MLN DI TONNELLATE

Il contesto di mercato rende l’operazione particolarmente significativa. Nel 2024 in Italia la produzione di cemento ha raggiunto 19,36 milioni di tonnellate, con consumi interni pari a 20,81 milioni di tonnellate, in crescita del 5% su base annua. Parallelamente, l’aumento dei costi energetici e le pressioni regolatorie legate alla decarbonizzazione hanno già raddoppiato i prezzi del cemento, mentre la World Cement Association stima un possibile triplicarsi entro il 2030 in assenza di alternative tecnologiche scalabili.

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