Con la serie di tagli ai tassi decisi dalla Banca centrale europea a partire da giugno 2024, il mercato dei mutui in Italia ha ritrovato slancio, ma il meccanismo di trasmissione della politica monetaria dalle banche alle famiglie continua a funzionare solo a metà.
Dall’inizio del 2022 allo scorso settembre, lo stock complessivo dei mutui alle famiglie è cresciuto di oltre 25 miliardi di euro, passando da 410,3 miliardi a 435,7 miliardi, con un incremento del 6,2%. Nell’ultimo anno, la crescita è stata di circa 12,8 miliardi, segno di una ripresa solida, ma non accompagnata da una piena riduzione del costo del credito. Se, infatti, la Bce ha portato i tassi ufficiali dal 4,50% del 2023 al 2%
nell’estate del 2025, il costo medio dei mutui in Italia è rimasto elevato: i tassi effettivi applicati dalle banche si sono stabilizzati tra il 3,6% e il 3,8%, con il taeg medio che a settembre 2025 si attesta al 3,71%.
E’ quanto emerso dall’ultimo studio realizzato dalla Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) secondo cui il differenziale tra il tasso di riferimento della Bce e gli interessi bancari resta dunque di circa 171 punti base, a fronte di uno spread nullo nel settembre 2024, quando i tassi ufficiali e quelli di mercato avevano quasi coinciso. In altre parole, la riduzione del costo del denaro non si è pienamente trasferita ai mutuatari.
“Le banche hanno scelto di mantenere i margini d’interesse a livelli elevati, rallentando la discesa dei tassi sui nuovi finanziamenti. Un atteggiamento prudente, motivato da diversi fattori: quadro macroeconomico internazionale ancora instabile, rischio di nuove tensioni geopolitiche e volontà di difendere la redditività dopo anni di forte volatilità. La conseguenza è una trasmissione imperfetta della politica monetaria: la Bce ha impresso una svolta espansiva, ma gli effetti sull’economia reale, in particolare sull’accesso al credito delle famiglie, restano attenuati”, spiegano gli esperti della Fabi. “Il divario tra tassi ufficiali e tassi applicati si traduce in una perdita di efficacia della strategia di stimolo monetario, con il rischio di penalizzare le fasce più vulnerabili della popolazione, più esposte alla necessità di rinegoziare o accendere nuovi mutui”.
Resta tuttavia positivo il segnale proveniente dal mercato dei finanziamenti per la casa, che dopo due anni di contrazione ha invertito la rotta. Dai 420,8 miliardi di maggio 2024, valore minimo dell’ultimo biennio, lo stock dei mutui è salito fino a 435,7 miliardi a settembre 2025, con un incremento medio di oltre un miliardo al mese. Si tratta di una tendenza di recupero che testimonia un graduale ritorno di fiducia, pur in un contesto di credito ancora selettivo e con costi non pienamente allineati all’orientamento espansivo della Bce.
