Con oltre 483 miliardi di euro di opere infrastrutturali in corso o programmate, l’Italia sta vivendo una fase storica di rinnovamento strategico. Ma il potenziamento infrastrutturale potrebbe contribuire, nel lungo periodo, alla creazione di 660 miliardi di euro di valore aggiunto immobiliare e generare ricadute per utenti, comunità e città pari a 1.300 miliardi di euro. E’ quanto è emerso in occasione della 33esima edizione del Forum di Scenari Immobiliari in corso a Rapallo. Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari, ha evidenziato che “la reputazione di un territorio si fonda su fattori interconnessi come la qualità della vita, la solidità del tessuto socio-economico e, soprattutto, la presenza di infrastrutture moderne e funzionali, che oggi sono motore e risultato dei processi di rigenerazione urbana, rappresentando l’elemento abilitante per l’evoluzione dei servizi immobiliari e la valorizzazione del patrimonio edilizio”.
Certamente, nessuna infrastruttura genera valore da sola. Solo la collaborazione tra istituzioni, investitori, urbanisti e comunità locali può trasformare le opere in un vero motore di crescita. “Ogni progetto – che sia un ponte, una linea ferroviaria o un data center – è una scelta di futuro, capace di riscrivere la geografia economica e sociale del Paese. Oggi – aggiunge Roberto Giovenco, Chief Operating Officer di RINA Prime Value Services – le sfide non si limitano alle opere fisiche: le infrastrutture invisibili, come i data center e la fibra ottica, sono i nuovi porti del XXI secolo, veri acceleratori territoriali che generano distretti tecnologici e attraggono capitali. In questo contesto, l’Italia ha un’occasione unica: con 40 GW di rinnovabili già approvati e la ZES unica al Sud, possiamo diventare l’hub mediterraneo della transizione digitale ed energetica”.
