Con i tagli dei tassi decisi dalla Banca centrale europea a partire da giugno 2024, i mutui in Italia sono tornati a crescere, con oltre 12 miliardi di euro di incremento negli ultimi 12 mesi. Ma la trasmissione della politica monetaria dalle banche alle famiglie si è arrestata. E’ quanto emerso dall’ultima analisi realizzata dalla Federazione autonoma bancari italiani (Fabi) secondo cui gli istituti di credito avrebbero erogato un miliardo al mese in più per consentire agli italiani di comprare casa.
Se da gennaio 2024 le banche avevano anticipato la discesa del costo del denaro, da settembre dello stesso anno i tassi applicati sui nuovi mutui si sono stabilizzati ben al di sopra dei livelli del tasso di riferimento della Bce, fermandosi tra il 3,6% e il 3,9% nonostante i tassi ufficiali siano scesi al 2%.
Il differenziale tra tasso Bce e interessi bancari si è dunque mantenuto superiore a 1,6 punti percentuali, segno che qualcosa si è interrotto nella cinghia di trasmissione della politica monetaria.
“L’ultimo dato, di luglio scorso, segna la media del taeg (tasso annuo effettivo globale) al 3,61%”, spiegano gli esperti della Fabi. “Ne consegue che lo spread tra tasso Bce e interessi bancari si è attestato a quota 161 punti base rispetto al livello zero di settembre 2024. Questo vuol dire che banche hanno di fatto smesso di trasferire alla clientela i benefici derivanti dalla riduzione del costo del denaro, preferendo preservare i margini di profitto”.
Tra le cause, la prudenza degli istituti di credito per il quadro macroeconomico internazionale ancora incerto, la volontà degli istituti di credito di voler mantenere ancora alto il margine d’interesse (cioè il guadagno legato ai prestiti) e la debolezza della domanda da parte della clientela. Una situazione che, di fatto, limita l’efficacia della politica espansiva della Bce e penalizza soprattutto le famiglie più vulnerabili, limitando l’accesso al credito e rallentando la ripresa economica.
In ogni caso, il mercato dei finanziamenti per la casa è ripartito: dopo un lungo periodo di frenata dovuta all’impennata del costo del denaro, lo stock dei mutui alle famiglie ha mostrato segnali di ripresa a partire da metà dello scorso anno: dai 423,1 miliardi di euro registrati a luglio 2024 – tra i livelli più bassi degli ultimi due anni – il volume è salito progressivamente, raggiungendo i 435,1 miliardi a luglio 2025. Un incremento di oltre 12 miliardi in dodici mesi che segna un’inversione di tendenza netta rispetto alla fase di contrazione registrata tra fine 2022 e inizio 2024, quando l’inasprimento dei tassi da parte dell’Eurotower aveva congelato il mercato dei mutui.
“Le famiglie italiane vivono oggi in un equilibrio precario. Da una parte la necessità di sostenere le spese quotidiane, dall’altra la paura di assumere impegni di lungo periodo. Lo dimostrano i numeri: crescono i prestiti a breve termine, cala lo slancio verso i mutui e gli investimenti strutturali”, commenta il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. “Si consuma solo per necessità e si chiede credito solo quando inevitabile, spesso scegliendo ciò che è facilmente gestibile. Il credito al consumo, in crescita costante, rischia di trasformarsi in un problema se non accompagnato da tutele adeguate. Al contrario, i mutui – che tradizionalmente sono l’indicatore di fiducia delle famiglie – non registrano un aumento significativo”.
Secondo Sileoni, l’acquisto della casa, soprattutto per i giovani, sembra ormai un miraggio: tassi più alti, accesso difficile, condizioni poco favorevoli. “La trasmissione della politica monetaria della Bce si è inceppata. Da mesi i tassi ufficiali sono stati ridotti, ma le condizioni applicate dalle banche restano elevate. È il segno che qualcosa non ha funzionato nella cinghia di trasmissione: le famiglie continuano a pagare tassi più alti anche quando il costo del denaro è sceso”, conclude il segretario della Fabi. “Per questo servono risposte nuove, come promesso dal governo, che intende potenziare le garanzie statali e introdurre altre misure per aiutare i giovani a comprare casa, realizzando il sogno di una vita. È l’unico modo per correggere le distorsioni di un mercato immobiliare che progressivamente espelle chi ha redditi normali, soprattutto nelle grandi città. Il credito deve tornare a essere una leva di emancipazione sociale e non ridursi a mero strumento di sopravvivenza. Il debito non può essere vissuto solo come emergenza, altrimenti corre il rischio di trasformarsi in un cappio che soffoca le possibilità di crescita del Paese”.
