Un aumento del 10% a 54.673 da 50.794 del 2024 il numero degli immobili pubblicati in asta nei primi 6 mesi del 2025. E’ quanto emerso dall’analisi realizzata dal centro studi di Rina Prime secondo cui il valore complessivo di base d’asta si è attestato a 8,4 miliardi di euro contro i 7,3 del primo semestre dell’anno precedente. “Questo incremento è significativo e segnala una ripresa dell’attività amministrativa, probabilmente legata alla spinta degli investimenti del Pnrr e al consolidamento dei processi digitali nel procurement pubblico”, sottolinea Massimiliano Miceli, responsabile del centro studi di Rina Prime.
A livello geografico, Lombardia, Sicilia, Marche, Lazio e Toscana da sole, raggiungono il 50% circa del numero di pubblicazioni. La Lombardia, che per sua storicità rappresenta sempre la regione che registra il maggior numeri di immobili in asta, si è attestata al 14,49% in questo primo semestre, che ha visto al secondo posto ancora la Sicilia al 10,83%, seguita dalle Marche con l’8,46%, il Lazio all’ 8,03%, seguito dalla Toscana con il 7,8%. La Campania è scesa dal 4° al 6° posto in un anno pur mantenendo la stessa percentuale (7,15%).
“Il primato lombardo è ormai strutturale, ma sorprende la crescita delle Marche, che passano dalla quinta alla terza posizione: un segnale di dinamismo che merita attenzione. I tassi di crescita a doppia cifra indicano una forte riattivazione della macchina pubblica locale, in particolare in regioni che avevano avuto un calo negli anni precedenti. Il dato della Sicilia può essere fisiologico dopo un 2024 molto attivo, ma la contrazione del Lazio è un segnale da monitorare: potrebbe riflettere ritardi nell’attuazione di programmi regionali o cambiamenti organizzativi”, continua Miceli.
Dei 54.673 immobili pubblicati all’asta, secondo l’analisi di Rina Prime, il 74,56% è rappresentato da esecuzioni immobiliari, ovvero immobili che hanno subito un pignoramento; solo il 21,55% invece è riconducibile a procedure concorsuali, ovvero fallimenti, concordati preventivi e altre procedure riconducibili a società in crisi.
Del totale delle aste pubblicate nel primo semestre, il 52% (dato simile all’anno precedente) ha riguardato immobili di tipo residenziale. Seguono i terreni (13,48%), le autorimesse (11,77%), mentre uffici, negozi e laboratori hanno pesato per il 10,89% del totale. Capannoni e siti di industriali si sono fermati al 3,23% mentre hotel e cantieri in costruzione hanno rappresentato insieme circa l’1,7% delle unità in asta nel primo semestre 2025.
E cosa dire dei lotti aggiudicati nel corso dell’anno passato? Secondo l’analisi di Rina Prime, sono stati 53.767 i lotti che nel 2024 hanno avuto almeno un tentativo di vendita giudiziaria. Lo studio ha evidenziato che su un totale di 53.767 lotti in asta, ben 21.112 sono risultati aggiudicati, pari al 43,82%, con un tempo di vendita medio di circa 5 anni (calcolato dall’anno della procedura all’anno di aggiudicazione), e un valore di offerte minime pari a 1,7 miliardi di euro.
A questi numeri vanno sommati anche i lotti che hanno avuto una definizione per estinzione o una sospensione, per i quali è molto probabile che vi siano stati accordi tra le parti o siano in corso accordi tra le parti. Si tratta di 5.599 lotti di cui 4.273 in procedure estinte, e quindi già chiuse con un accordo stragiudiziale, e 1.326 in procedure sospese, per le quali è in corso un tentativo di accordo, che corrispondono al 10,41% dei beni totali. Il valore di questi beni è stato pari a 683 milioni di euro.
L’asset class residenziale stata quella più appetibile sul mercato, con una percentuale di aggiudicazione pari al 50%, mentre i terreni e i beni di altra categoria faticano a superare la soglia del 30%
