Il mercato italiano dei data center cresce sulle orme dei grandi hub europei. Nei Flap-D (i principali hub infrastrutturali e digitali) – Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino – la capacità installata ha superato i 2,8 Gw IT (“gigawatt information technology”). Questo slancio ha innescato effetti a catena su infrastrutture, real estate e supply-chain che oggi offrono un modello di riferimento per l’Italia.
E’ quanto emerso dai dati raccolti nel nuovo report “Data Center 2025”, realizzato dal Centro studi di Rina Prime Value Services, secondo cui la Penisola starebbe seguendo una curva analoga: + 37 miliardi di euro di capitali annunciati nel 2024 da big tech e fondi infrastrutturali, con una pipeline 2025-26 di altri 10,1 miliardi che porterà la capacità nazionale a 513 Mw IT (+17 % anno su anno). Intanto Milano (238 Mw) si consolida come gateway dell’Europa meridionale, mentre Roma emerge come secondo polo grazie a fattori di latenza strategica e incentivi energetici.
“Il boom dei data center sta trasformando radicalmente il panorama degli investimenti immobiliari in Italia. Con oltre 37 miliardi di euro annunciati in un solo anno, il settore garantisce ritorni stabili, favorisce la rigenerazione urbana e impone la necessità di normative più agili e un impegno concreto sui temi esg”, spiega Ugo Giordano, presidente Rina Prime Value Services.
“L’investimento in data center costituisce un importante driver del processo di crescita dell’Italia, in particolare per le regioni del Meridione, che sembrano presentare condizioni di localizzazione ottimali. È importante che questo sviluppo sia seguito attentamente, per le sfide che pone riguardo agli elevati consumi elettrici e alle conseguenti esigenze di adeguamento della rete”, aggiuunge Stefano Fantacone, direttore della ricerca Cer.
