Paperoni sempre più interessati al mercato immobiliare. E’ quanto emerso dal Wealth Report 2025, il sondaggio realizzato da Knight Frank tra novembre e dicembre 2024 coinvolgendo 150 family office di tutto il mondo con un patrimonio totale di più di 84 miliardi tra gli intervistati. Secondo l’indagine, il 40% circa dei family office sta effettuando investimenti in ambito immobiliare. Tra le strutture più ricercate, gli uffici (20%), le proprietà residenziali di lusso (17%), i complessi industriali (14%) e gli hotel (12%).
Le sfide che i gestori di patrimoni affrontano per raggiungere i propri obiettivi di investimento sono: la difficoltà nell’individuare un partner affidabile nelle operazioni (23% degli intervistati), la complessità dei regimi fiscali (20%), l’elevata competizione nell’accaparrarsi i beni e nella rapidità nelle operazioni (19%) e altre barriere normative e di conformità (17%).
Circa il 70% degli investimenti avviene all’interno dei singoli stati, come in Nuova Zelanda, dove il 93% delle operazioni si verifica a livello nazionale, in Australia (90%) e negli Stati Uniti (86%). Al contrario, i portafogli più diversificati a livello internazionale appartengono a gestori di patrimoni in Svizzera (dove solo il 31% viene investito internamente), Hong Kong (33%) e Singapore (41%).
La maggior parte dei family office considera l’investimento immobiliare una strategia a medio-lungo termine: solo il 3% effettua operazioni con un orizzonte temporale inferiore ai tre anni, il 32% effettua investimenti tra tre e sei anni, il 28% opta per i sei-nove anni, ma la quota più significativa, 37%, adotta una prospettiva di nove anni o più.
Quasi due terzi dei family office gestiscono proprietà residenziali private, con obiettivi come utilizzo familiare ed eredità (44%), conservazione del capitale (29%), diversificazione del portafoglio (20%), potenziale reddito da locazione (solo il 7%).
In media, i family office che gestiscono proprietà residenziali private sono responsabili di 4,7 immobili per famiglia, con una media di 5 in America Latina e 4,2 in Nord America. Il 25% sta considerando nuove acquisizioni per i prossimi 18 mesi.
La maggior parte delle decisioni in materia di investimenti viene presa ancora dai baby boomer (60-78 anni), che costituiscono il 50% dei family office, e dalla generazione X (44-59 anni, il 36%), ma anche i millennial (28-43 anni) e la gen Z stanno assumendo posizioni di leadership: 1 family office su 10 conta già un millennial come decision-maker, mentre gran parte degli intervistati afferma di aver assegnato ai millennial e alla gen z poteri decisionali.
Le nuove generazioni, inoltre, mostrano un crescente interesse per la sostenibilità nel real estate: il 63% dei millennial ha già allocato capitali in quest’ambito, mentre solo il 35% dei baby boomer ha fatto altrettanto.
