L’industria non deve essere più vista come un “ghetto” isolato, ma come un’opportunità per la rigenerazione urbana e la qualità della vita. Questo è il principio alla base del progetto ‘Il Paesaggio della Manifattura’, un’iniziativa che mira a integrare la storica tradizione industriale del Friuli con la rete ambientale del territorio, trasformando le aree produttive in poli urbani multifunzionali.
UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
L’idea alla base del progetto è quella di superare la contrapposizione tra industria e ambiente, due realtà che spesso non dialogano tra loro. Come spiega Giovanni La Varra, architetto e professore associato all’Università di Udine, fondatore dello studio Barreca & La Varra, il Friuli possiede un arcipelago manifatturiero di grandissima importanza economica – responsabile del 75% del PIL regionale – ma spesso considerato in modo marginale nella pianificazione territoriale. L’obiettivo è invece mettere al centro questo patrimonio, trovando un equilibrio tra aree produttive, residenziali e naturali.
“Non dobbiamo pensare che il nuovo ghetto del XXI secolo sia l’industria. L’industria può essere affiancata da funzioni urbane come residenze per anziani, housing sociale e servizi, creando condizioni di vita attrattive e dinamiche per chi vi lavora e per le comunità locali” spiega La Varra.
COLTIVARE L’OTIUM
Un altro aspetto fondamentale riguarda la densità urbana e il ruolo delle piccole e medie città. Se da un lato il fenomeno dello smart working ha cambiato il modo di vivere e lavorare, dall’altro la crescita delle grandi città continua a essere un trend predominante. Il problema è che molte città minori stanno perdendo centralità e vitalità. “Vogliamo vivere nelle grandi città, non vogliamo rinunciare alla densità, che riconosciamo quale valore, una condizione che alimenta la nostra creatività e il nostro essere cittadini e il nostro essere sociali. Ma non vogliamo rinunciare alla possibilità di staccare, di sviluppare forme di ‘ozio’”, sostiene La Varra. Per questo, i poli manifatturieri possono diventare un’alternativa concreta, colmando il vuoto lasciato da piccole realtà in crisi e favorendo nuove modalità di urbanizzazione.Peraltro, va notato che è vero che siamo in smart working, ma è vero che crescono solo le città grandi. Vogliamo vivere città grandi, ma avere la possibilità agile di andare a lavorare in ‘spiaggia’.
RIMEDIARE AGLI ERRORI DEL PASSATO
Le aree industriali del Friuli, in parte attive e in parte dismesse, rientrano in una categoria ibrida: “non sono né brownfield né greenfield, ma qualcosa di intermedio. Questo pone questioni legali, amministrative e sociali di grande rilievo, con ricadute su tassazione, sviluppo e pianificazione del territorio”. Secondo La Varra, la sfida del futuro sarà quella di rimediare agli errori del passato, intervenendo su un’urbanizzazione a tratti disordinata e ridando valore agli spazi esistenti. “La mia generazione di architetti lavora sul rimedio. Dobbiamo rimediare al Novecento, che ha urbanizzato in modo furioso, ma dobbiamo anche immaginare i luoghi di lavoro e di vita delle nuove generazioni. Questa è una scommessa sul futuro”.
