Brusca frenata del mondo delle costruzioni. Lo scorso anno l’aumento delle opere pubbliche non ha compensato il calo dell’edilizia privata e per il 2025 è atteso un ulteriore rallentamento. E’ quanto emerso dall’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili secondo cui, nel 2024, il fatturato del settore è calato del 5,3% (nonostante il +21% delle opere pubbliche) e ci si attende una contrazione del 7% anche nel corso del 2025. Il calo dello scorso anno, tuttavia, secondo gli esperti dell’Ance, non rappresenta un dato di per sé negativo. Arriva infatti dopo un boom legato agli investimenti Pnrr, un periodo di crescita esponenziale inizia a venir meno con l’avvicinarsi del 2026, preoccupando il comparto sul possibile futuro.
Le stime del 2025 in parte lo riflettono: secondo il direttore del Centro studi dell’Ance, Flavio Monosilio, infatti, le opere pubbliche segneranno una crescita del 16%, l’edilizia abitativa nuova dovrebbe calare di un ulteriore 2,6%, mentre la riqualificazione andrà giù al 30%. L’edilizia commerciale e uffici dovrebbe crescere del 3,2% a fronte di un calo di 2,5 punti percentuali per le riqualificazioni.
“Il biennio 2025-2026 vedrà ancora più forte il contributo del Piano europeo che, per il suo completamento richiede la realizzazione di circa 54 miliardi di euro di investimenti in opere pubbliche”, spiega la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio. “E’ probabile che le opere possano beneficiare anche nel 2027 di un“effetto trascinamento del Pnrr per il completamento degli interventi, in parte finanziati dalle risorse europee, ancora in corso di realizzazione. Secondo Branciaccio, a partire dal 2028 si aprirà invece un periodo di grande incertezza. Le stime indicano infatti che il Pnrr, negli anni di massima realizzazione, peserà circa il 30% dell’intero comparto delle opere pubbliche e che, al termine del Piano, se non verranno adottate misure adeguate, il mercato potrebbe rischiare di tornare ai livelli del 2011, nel pieno della crisi delle costruzioni.
“C’è tanto da fare per questo Paese, c’è l’emergenza della casa, c’è da intervenire sul nostro fragile territorio, bisogna mettere in campo tutte le azioni necessarie per contrastare i cambiamenti climatici. Sono questi i principali asset sui quali noi chiediamo di cominciare a lavorare per il futuro”, sottolinea il vicepresidente dell’Ance, Piero Petrucco, ricordando come il ruolo che le costruzioni hanno avuto sulla crescita del Paese è stato guardato positivamente anche a livello europeo. “Il settore non vuole tornare agli anni bui della lunga crisi registrata fra il 2008 e il 2020 e guardare avanti, oltre il Pnrr, anche perché la filiera delle costruzioni è in grado di mettere in campo investimenti e riforme per rendere l’Italia più moderna e più attrattiva e con un livello di benessere sempre più alto”.
