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Edifici pubblici, il 56% è inefficiente. Mancano competenze per decarbonizzazione

Edifici pubblici, il 56% è inefficiente. Mancano competenze per decarbonizzazione

Di Tobia Zanotti
18 Dicembre 2024

Allarme sostenibilità per gli immobili pubblici. Il 56% degli edifici di proprietà dello Stato si trova nelle tre classi energetiche peggiori (E, F, G), con un quarto (24%) concentrato nella sola classe G, mentre le classi energetiche superiori (A4, A3, e A2) rappresentano appena il 4% del totale.

E’ quanto emerso dalla mappatura realizzata da The European House – Ambrosetti (Teha) secondo cui, per ridurre le emissioni del settore, la pubblica amministrazione si è data obiettivi ambiziosi: l’Agenzia del Demanio ha stanziato 2,1 miliardi di euro per riqualificare 5 milioni di metri quadri di superficie entro il 2026 e, attraverso il Prepa (Programma di Riqualificazione Energetica degli edifici della pubblica amministrazione ), è stato pianificato di efficientare il 18% degli edifici pubblici fra il 2025 e il 2030, con un tasso di efficientamento del 3% annuo e una riduzione annuale dei consumi energetici pari all’1,9%.

A fronte di questi obiettivi, tuttavia, la pubblica amministrazione appare oggi in grave in ritardo. Dopo il picco del 2018, quando ha raggiunto quota 4,1%, il tasso annuale di riqualificazione degli edifici pubblici è calato significativamente, fermandosi allo 0,7% nel 2022. Anche gli operatori del settore e i rappresentanti degli enti locali sembrano poco ottimisti: per il 94% degli intervistati da Thea, il tasso di riconversione aumenterà ma resterà lontano dal target fissato dal Prepa. La categoria più critica è rappresentata da scuole e università (82% del campione), che effettivamente rappresentano il 38% del parco immobiliare della pubblica amministrazione. Quasi la metà (47%) ritiene prioritario intervenire sull’edilizia pubblica residenziale, mentre il 41% indica gli ospedali e il 12% gli uffici pubblici.

Ma quali sono gli ostacoli che frenano il processo di efficientamento degli immobili pubblici? “Il processo di decarbonizzazione nella pubblica amministrazione si scontra con diverse criticità. Spiccano i problemi di gestione finanziaria, la modalità di selezione nei bandi di gara che, spesso basata sul massimo ribasso, limita l’innovazione e la qualità delle soluzioni tecnologiche e non garantisce adeguata redditività alle aziende”, spiegano gli esperti di Teha secondo cui le problematiche più sentite dagli addetti ai lavori sono i ritardi burocratici e l’eccessivo numero di enti coinvolti (indicati dal 68% del campione) e la mancanza di fondi (53%). Seguono la carenza di competenze tecniche all’interno della pubblica amministrazione (42%), che limita la capacità di pianificare, gestire e valutare gli interventi, l’adozione del criterio del massimo ribasso come principale metodo di selezione nelle gare d’appalto (32%), che compromette la qualità e l’innovazione delle soluzioni adottate, e criticità nella fase di diagnosi e monitoraggio dei risultati degli interventi (26%).

Un ulteriore elemento critico per la transizione smart degli edifici pubblici è l’importanza di considerare ognuna delle parti di cui si compongono al momento di definire gli interventi di efficientamento, e di considerare anche i flussi di persone come una delle dimensioni da esaminare. Porte, tornelli, ascensori sono anch’essi elementi che possono essere integrati e connessi e contribuire all’efficienza energetica del complesso. Un esempio, sono le soluzioni che consentono di trasformare l’energia in eccesso generata da un ascensore in fase di frenatura in elettricità che può essere riutilizzata altrove nell’edificio (illuminazione delle aree comuni, condizionamento).

In questo contesto, per il 72% del campione intervistato da Teha, il Partenariato Pubblico Privato (Ppp) è uno strumento chiave per supportare la decarbonizzazione della pubblica amministrazione tramite capitali privati. Per capitalizzare appieno queste opportunità è essenziale un maggiore impegno e una strategia ben coordinata a livello nazionale per promuovere e implementare tali partenariati. L’Italia, infatti, con solo 4,5 miliardi di euro, mostra un utilizzo relativamente moderato del PPP, a differenza di Regno Unito (93 miliardi) Francia (14,1 miliardi) e Spagna (7,9 miliardi).

L’ingresso di capitali privati può invece accelerare i tempi di realizzazione dei progetti, riducendo il carico finanziario sugli enti pubblici, nonché portare a un incremento dell’innovazione, grazie all’accesso a tecnologie avanzate e competenze specialistiche. In particolare, ingegneri (60%), progettisti (50%), installatori di sistemi di domotica (40%), e tecnici di manutenzione e sicurezza (40%) sono i profili più richiesti nel settore degli Smart Buildings. Figure che la pubblica amministrazione ha avuto notevoli difficoltà nel reperire negli ultimi anni, con il 71,6% delle posizioni per ingegneri e architetti e il 37,5% per tecnici informatici rimaste vacanti: un gap di competenze che rappresenta un ostacolo nell’implementazione efficace di politiche di sostenibilità e innovazione tecnologica nell’ambito degli edifici pubblici e che potrebbe essere colmato proprio con la collaborazione con il privato.

“I Ppp offrono numerosi vantaggi, tra cui tempi di realizzazione più rapidi, minor impatto sulla finanza pubblica, maggiore stimolo all’innovazione, condivisione dei rischi e ottimizzazione dei costi per l’intero ciclo di vita degli edifici”, spiega Lorenzo Tavazzi, senior partner e responsabile scenari & intelligence di Teha Group. “Inoltre, permettono una migliore integrazione tra competenze pubbliche e private, creando soluzioni su misura per ogni specifico bisogno. Fra le missioni della Community Smart Building c’è anche l’impegno a favorire il dialogo e la collaborazione fra gli operatori dell’industria e i decisori pubblici: gli operatori della filiera degli edifici intelligenti possono supportare la PA nell’identificazione delle tecnologie più indicate per accelerare l’efficientamento degli edifici pubblici e a colmare il gap di competenze che oggi è una dei principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica”.


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