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Ghizzoni (Rothschild): “Il private debt sosterrà la crescita mondiale del real estate”

Federico Ghizzoni - Presidente di Rothschild & Co Italia

Ghizzoni (Rothschild): “Il private debt sosterrà la crescita mondiale del real estate”

Di Tobia Zanotti
18 Novembre 2024

Il credito bancario rivolto alle imprese si sta contraendo in maniera progressiva a livello mondiale spalancando le porte al mondo del private debt che andrà a compensare la fame di finanziamenti richiesti dal comparto edilizio. Un’opportunità che, soltanto negli Stati Uniti, è stata quantificata in 3.000 miliardi di dollari per i prossimi anni. Parola di Federico Ghizzoni, ex numero uno di Unicredit e attuale presidente della banca d’affari Rothschild & Co Italia che nel corso della Networking night di Yeldo di cui è senior advisor, ha mostrato i 4 macrotrend destinati a sostenere il boom atteso del debito privato dedicato al real estate.

“Gli investimenti liquidi stanno perdendo terreno a favore di quelli illiquidi come il private debt che assicurano, dal canto loro, minore volatilità e rendimenti ben superiori, compresi in media tra il 12 e il 14% all’anno”, spiega Ghizzoni. “Basti pensare che il private market nel 2000 raccoglieva a livello globale un trilione di dollari, saliti a 9 trilioni nel 2020. Ma per il 2028 le stime parlano di ben 18.000 miliardi di dollari investiti in asset nei mercati privati”.

Ma quali sono i fattori che sosterranno la crescita del private debt immobiliare? Secondo Ghizzoni, a giocare un ruolo fondamentale in questa partita agiranno in contemporanea 4 leve: oltre al credito bancario, un ruolo fondamentale sarà legato alle dinamiche demografiche, alla rivoluzione tecnologia e alla transizione energetica.

“I baby boomer oggi hanno in tasca il 70% della ricchezza mondiale. Il progressivo invecchiamento di questa classe di persone si tradurrà nella crescente domanda di nuovi servizi immobiliari come i senior housing, le strutture sanitarie e i retreat dove trascorrere gli anni della pensione. Questo cambiamento di abitudini stimolerà la necessità di nuovi investimenti necessari per rispondere a queste rinnovate esigenze. Non solo. Tra 20 anni la ricchezza si trasferirà alla generazione Z. trasformando così nuovamente la domanda di asset immobiliari. A livello mondiale, 1,8 miliardi di persone si sposeranno, metteranno su famiglia e andranno ad alimentare una nuova domanda di case su misura per le loro esigenze. Diverse da quelle dei loro padri e dei loro nonni. Per soddisfare un mercato immobiliare in evoluzione, il private market dovrà andare a sopperire alla contrazione del credito bancario rivolto verso questo settore”.

Non solo. Secondo Ghizzoni un elemento strategico nell’analisi del futuro dell’immobiliare è legato alla rivoluzione digitale che sta attraversando il comparto. A partire dall’applicazione dell’intelligenza artificiale e delle sue declinazioni al mondo del real estate. Basti pensare che lo scorso anno negli Stati Uniti gli investimenti legati al mondo delle nuove tecnologie hanno toccato i 70 miliardi di dollari che, secondo le previsioni, dovrebbero salire a 200 miliardi alla fine del 2024.

Tutto questo, senza dimenticare un altro fattore strategico, ovvero la transizione energetica necessaria per sostenere la crescita economica mondiale e per abbattere le emissioni dannose responsabili del progressivo innalzamento della temperatura mondiale, come sottolineato proprio in questi giorni dai capi di governo riuniti a Baku in occasione della Cop29.

“Il private debt giocherà un ruolo fondamentale nel sostegno alla crescita economica futura. Per questo è importante aumentare il numero di investitori e il loro ticket medio”, conclude Ghizoni. “Per fare questo, c’è bisogno di lavorare a una normativa più chiara, alla creazione di un mercato secondario, all’applicazione di tecnologie sempre più avanzate e alla diffusione di una maggiore conoscenza tra i consulenti finanziari. Oltre alla volontà del sistema bancario di proporre questo tipo di investimenti ai propri clienti nonostante la durata media dell’esposizione (tra 2 e 3 anni) scoraggi spesso gli intermediari per ragioni di natura puramente economica, legata alle minori commissioni che sono in grado di generare rispetto ad altre forme di investimenti proposti alla propria clientela”.

“Molti asset manager oltre che i regolatori si stanno muovendo nella direzione della democratizzazione dei private markets”, ha aggiunto Antonio Borgonovo, CEO e Founder di Yeldo. “La ricchezza degli Hnwi (high net worth individual) in Europa si attesta oggi a circa 18.000 miliardi di euro. Un valore estremamente importante di cui soltanto il 6% confluisce, tuttavia, in investimenti all’interno dei private markets. Una  quota ancora molto bassa se comparata con il 27% degli investitori istituzionali che, grazie a una maggiore conoscenza degli strumenti e delle loro potenzialità, hanno riservato una attenzione sempre crescente verso i private markets all’interno delle loro strategie di diversificazione dei portafogli”.

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