In fase ci completamento il quarto e ultimo immobile del grande progetto di rigenerazione urbana firmato da Covivio e Progetto CMR: The Sign, in zona Romolo a Milano, su un terreno che era brownfield. Dopo i primi tre buiding, dove da tempo hanno preso casa Aon ed Ntt Data, ora L’Oréal è pronta a traslocare dalla storica sede di via Primaticcio nel nuovo quartiere. La futura sede del big player del beauty sorge a chiusura della nuova piazza Fernanda Pivano e del Parco Iulm ed è costituita da 9 piani fuori terra per una superficie totale di 13mila metri quadrati.

La fine cantiere è prevista per il mese di novembre, mentre la consegna al nuovo inquilino avverrà a partire dalla fine del mese corrente per fasi e piani successivi. Questi ultimi verranno consegnati con un fit out completo, mentre L’Oréal si occuperà dell’arredamento. L’ingresso dei dipendenti avverrà a inizio 2025. “Il cliente ha richiesto – spiega Lorenzo D’Ercole, Head of Asset Management Italy di Covivio – di raggiungere il massimo del fit out possibile. Una collaborazione, quella con il tenant, che è sempre più richiesta”.

L’immobile ha ottenuto la certificazione LEED con punteggio Platino, grazie alle sue avanzate soluzioni energetiche e impiantistiche e punta ora a ottenere la certificazione WELL, il massimo standard per la qualità di vita dei lavoratori negli ambienti di lavoro. Infine, è già stato riconosciuto con la WiredScore Certification con punteggio Platino, attestando l’eccellenza delle infrastrutture tecnologiche e la disponibilità di una connettività digitale di altissimo livello.

Dal punto di vista architettonico il volume presenta una facciata continua con un’alternanza vetro-opaco in cui la parte opaca è caratterizzata da elementi metallici dalla superficie cangiante, che allesterno si accende nei toni dei grigi e dei blu e stacca rispetto agli altri edifici che hanno una componente verde – oro. “Quasi fossero organismi viventi – sottolinea l’architetto Massimo Roj, CEO e fondatore di Progetto CMR – abbiamo cercato di dare alla facciata una componente che seguisse il passare delle stagioni”

Gli spazi interni sono flessibili con ambienti dedicati al lavoro collaborativo e aree comuni e ibride per migliorare la creatività e la qualità del tempo trascorso nei nuovi spazi. “Un edificio – sottolinea Roj – progettato per prevedere variazioni al suo interno, senza subire interventi drastici. Alle pareti, il rapporto tra pieni e vuoti favorisce il contenimento energetico. Il rapporto di efficienza è del 90%, il massimo possibile per gli edifici nuovi”. “L’ufficio – sottolinea D’Ercole – è sempre più concepito come uno spazio dove non solamente si lavora, ma che è anche deputato per collaborare, per incontrarsi. Calcoliamo nel 10-15% l’incremento delle aree comuni”.

Le ampie terrazze al quarto e all’ottavo piano offrono una vista panoramica sul centro della città e affacciano sia su piazza Fernanda Pivano sia sulla nuova piazza del Parterre, uno spazio privato di futura realizzazione che sarà aperto al pubblico. Trait d’union tra i due lotti (primo lotto con gli edifici sede di AON e NTT Data e secondo lotto con l’edificio di ultima realizzazione) di The Sign è il segno di luce, una striscia luminosa che accompagna il visitatore lungo tutto il sistema degli spazi aperti fino ad arrivare alla nuova piazza del Parterre. Il segno nelle facciate si ritrova nel curtain wall luminoso vetrato che si affaccia tra le interruzioni della ‘pelle’ metallica.

Nelle sistemazioni esterne la pavimentazione in pietra chiara assume una colorazione più scura rotta da una vena luminosa realizzata mediante un sistema LED. Le due piazze saranno connesse grazie all’ampio varco alla base del nuovo immobile, un “portale” scenografico, con un controsoffitto metallico specchiante che riflette il segno di luce a terra, che connetterà il presente e il futuro del Business Park. Il progetto ha previsto anche la realizzazione di una nuova area alberata, una zona dedicata al relax, lo svago e il tempo libero, piantumata di betulle. L’auspicio, ora, è che questo nuovo complesso, come sperabilmente tanti altri in futuro, possa accogliere un’opera d’arte, come avviene in tutte le principali città europee. “Spero – chiosa Roj – che sempre più in Italia vi possano essere interventi di arte anche in questi contesti”.
