Dal Pnrr e dall’implementazione della direttiva europea sulla performance energetica degli edifici arriva un impulso significativo per il settore edile, con effetti positivi in termini di efficientamento e sicurezza. Le opportunità di mercato sono molte, ma le complessità burocratiche rischiano di compromettere l’effettiva realizzazione dei progetti finanziati dal Pnrr. Tuttavia, l’Italia ha imboccato una strada che attira l’interesse degli investitori internazionali e dei grandi player del settore. Rockwool, leader mondiale nella produzione di lana di roccia, opera da tempo nel nostro paese e ha deciso di investireci ulteriormente. Ne abbiamo parlato con l’amministratore delegato di Rockwool Italia, Federico Castelli.
Su quali asset puntate?
“Le aree pubbliche e commerciali sono di maggiore interesse, sia in relazione a quanto previsto dal PNRR per l’efficientamento energetico, sia per l’implementazione dell’Epbd (Energy Performance of Buildings Directive – EU/2024/1275). Questi settori saranno particolarmente trasformati. Le complicazioni derivano da specifiche di progetto che possono essere problematiche, poiché nei diversi comuni spesso mancano le competenze necessarie e le risorse disponibili. Inoltre, la messa a terra dei progetti, compresi i bandi e i tempi richiesti, rappresenta un ulteriore ostacolo. Se si dovesse fare una scommessa sull’allocazione di capitali per lo sviluppo futuro, sicuramente le aree pubbliche e commerciali riceveranno una spinta a breve termine. Questo è coerente con gli obiettivi dell’Epbd, del Green Deal e i target stabiliti. L’imposizione diventa mandatoria sotto il profilo commerciale. Abbiamo lavorato su questi bandi nel contesto del Pnrr per tutto il 2023, ma le attività erano già in corso dalla fine del 2022. I bandi sono stati chiusi e le quotazioni sono in corso, ma l’attività non è ancora iniziata. Considerando che il Pnrr deve essere completato entro il 2026, c’è un’evidente tensione rispetto alla disponibilità di capitale, risorse e alla scadenza. In questo senso, potrebbe essere necessario discutere un’estensione dei tempi o un diverso approccio per affrontare queste frizioni”.
I fondi del Pnrr sono dunque a rischio?
“Auspicabilmente no. Tutti i progetti su cui abbiamo lavorato riguardano ospedali, scuole e asili, ben definiti in un quadro di miglioramento del sistema infrastrutturale italiano. Tuttavia, anche un intervento di ristrutturazione profonda o di ricostruzione di una scuola deve essere eseguito in un periodo specifico dell’anno e in tempi limitati. Ci sono quindi problemi oggettivi legati ai tempi dei progetti, che sono sempre lunghi e vengono ulteriormente complicati dalla realtà di un sistema burocratico non adeguatamente preparato a gestire operazioni di tale portata. Considerando che ci restano sostanzialmente due anni fino alla fine del 2026, è evidente che i progetti importanti, che richiedono dai 12 ai 18 mesi, potrebbero incontrare difficoltà nel garantire l’effettiva realizzazione e l’uso dei fondi disponibili. Nel contesto italiano, la frammentazione dell’edilizia e l’entità di un piano paragonabile al Piano Marshall pongono uno stress significativo sulle strutture operative stesse”.

A questo si aggiunge il nuovo decreto Superbonus, rivisto anche retroattivamente. Quanto impatta?
“Il Superbonus, a mio avviso, inizialmente è stato un’idea efficace per rivitalizzare un mercato che usciva dal Covid. È importante ricordare che il settore edilizio è molto locale; un euro investito dallo Stato ricade sul territorio. Tuttavia, ci sono stati meccanismi che non hanno funzionato correttamente, e il controllo tardivo ha permesso che le problematiche diventassero più gravi. Dal punto di vista del business, per noi il Superbonus era già terminato nel 2023. Tutto ciò che è avvenuto dopo era solo una conseguenza di quanto accaduto in precedenza, non una nuova fase di mercato. Guardando all’implementazione dell’EPBD, per raggiungere gli obiettivi sarà necessaria una combinazione di supporto statale, in qualsiasi forma esso si presenti, e supporto del settore privato. Non si potrà contare solo sull’intervento pubblico come nel caso del Superbonus, dove non era richiesta alcuna partecipazione finanziaria da parte delle famiglie. A mio avviso, ci sarà spazio per nuovi attori, come i fondi infrastrutturali, che considero investitori finanziari. Inoltre, le banche dovranno sicuramente svolgere un ruolo importante”.



