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Dalla filiera del real estate 610 mld di euro di ricchezza in Italia nel 2030

Dalla filiera del real estate 610 mld di euro di ricchezza in Italia nel 2030

Di Tobia Zanotti
12 Aprile 2024

Oltre 600 miliardi di euro di ricchezza generati nel 2030. A tanto dovrebbe arrivare il contributo offerto al Pil italiano dalla filiera immobiliare. Un dato in netta crescita rispetto ai 510 miliardi generati nel 2023 impiegando il 9% della forza lavoro del Paese. Il dato è stato svelato dal patron di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, insieme al numero uno di Dils, Giuseppe Amitrano, in occasione della presentazione del rapporto “Innovare Vale – i megatrend  al 2030 e 2050 come motori di sviluppo e valore” presentato in occasione dell’Innovation Forum 2024.

Secondo lo studio, analizzando le possibilità di sviluppo sociale ed economico, immaginando una crescita del valore del Paese anno su anno sfidante ma cauta e un andamento in contrazione della popolazione (54,3 milioni di abitanti al 2050), è possibile ipotizzare un prodotto interno lordo al 2050 di circa 2.500 miliardi di euro, con distribuzione pro-capite di circa 46 mila euro. In questo contesto, ogni euro di valore aggiuntivo generato dalle industrie del futuro dipenderà da tre componenti fondamentali: per il 28% da efficientamento produttivo di processo (tecnologia e specializzazione), per il 17% da gestione del rischio (competenza manageriale, tecnica e finanziaria) e per il 55% da nuovi mercati (megatrend).

“I megatrend illustrati nel rapporto – spiega il presidente di Scenari Immobiliari Mario Breglia – mostrano un mondo in profonda trasformazione, con una crescente competizione e alla ricerca di nuovi percorsi in ambito sociale ed economico. La riduzione della popolazione in Italia e il calo dell’attività edilizia privata non hanno come conseguenza una contrazione dell’industria dei servizi immobiliari. Anzi, diventa sempre più importante l’innovazione di prodotto per modificare il patrimonio esistente. L’ibridazione delle funzioni sarà la chiave di lettura dei prossimi anni”.

In questo contesto, il peso dell’industria immobiliare (servizi più costruzioni più sviluppo) nel 2023 è stato pari al 21,6% sul Pil con poco meno di un milione di addetti. Nel 2030 potrebbe salire al 23,5% per arrivare al 26,1% nel 2050.

“Il settore immobiliare a livello internazionale e anche in Italia si trova a fare i conti con numerosi cambiamenti, che stanno portando a riconsiderare la modalità di fruizione degli spazi e le relative funzioni, anche alla luce dell’evoluzione della domanda”, aggiunge Giuseppe Amitrano, founder e Ceo di Dils. “Alcuni segmenti tradizionali dovranno essere ripensati per adattarsi alle nuove necessità determinate da uno stile di vita contemporaneo e nel rispetto degli standard esg. Allo stesso tempo, si stanno sviluppando anche nel nostro Paese nuove asset class legate a macro-trend sociali ed economici come healthcare ed education. Sulla sanità, nel mondo real estate esistono già alcuni esempi le Rsa e gli ospedali privati. L’education è invece un settore ancora poco esplorato dal punto di vista degli investimenti immobiliari, benché animato da una domanda crescente di formazione di qualità”.

Alle parole di Amitrano hanno fatto eco quelle del direttore generale di Scenari Immobiliari, Francesca Zirnstein. “Osservando lo scenario economico in costante evoluzione oggi in Italia emerge la necessità di un efficientamento legato alla componente dell’innovazione di tutte le attività produttive, essenziale per la crescita del valore aggiunto pro-capite”, commenta Zirnstein. “La limitata produttività italiana dipende da molti fattori e il tema dell’efficacia non riguarda solo l’industria ma anche la pubblica amministrazione.  L’obiettivo è una transizione che permetta uno sviluppo significativo e sostenibile nella triplice prospettiva ambientale, economica e sociale, con una crescita reale del prodotto non inferiore all’1,1% medio annuo. Il contributo dell’efficientamento sarebbe in media di mezzo punto percentuale annuo, ripartito tra il miglioramento quantitativo e qualitativo delle professionalità, una più efficace organizzazione del lavoro supportata dall’innovazione tecnologica, capace essa stessa di generare innovazione di prodotto e processo, e una governance efficace. L’occupazione in questo scenario potrebbe crescere con una progressiva maggior partecipazione di donne e giovani”.

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