Se il recente Piano del Mare varato dall’Esecutivo testimonia un rinnovato interesse nei confronti dell’economia di questo settore, serve in piano che indichi una precisa direzione per consentire al settore di crescere sui mercati internazionali. Questo in sintesi il messaggio che il Presidente Assonat-Confcommercio Luciano Serra ha lanciato dal palco dei recenti Stati Generali della Portualità Turistica Italiana.
AZIONI PER IL RILANCIO DELLA FILIERA
Sul piano andranno poi “incardinate azioni concrete di rilancio dell’intera filiera”. Le sfide che il comparto si trova ad affrontare sono del resto molteplici, “a partire dalle nuove frontiere del networking, della transizione energetica e digitale e della fiscalità. Presupposto essenziale, accennato per la prima volta in Italia proprio nel Piano del Mare, è la necessità di dare la giusta evidenza alla specificità della portualità turistica quale settore economico capace di sostenere lo sviluppo economico, sociale, culturale e turistico del nostro Paese e di attrarre importanti investimenti nazionali e internazionali”. “La frammentarietà e l’assenza di organicità degli interventi legislativi che si sono succeduti nel tempo e, soprattutto, la mancata considerazione della importanza strategica delle strutture dedicate alla nautica da diporto, rendono ormai indispensabile un intervento normativo unitario e specifico” ha sottolineato Serra
PORTI TURISTICI UNA RISORSA PER L’ITALIA
Tra i principali temi emersi, il fatto che le strutture portuali costituiscono una risorsa determinante per l’Italia. I porti turistici e le strutture dedicate alla nautica da diporto, hanno i medesimi profili di importanza strategica a livello nazionale, che caratterizzano i porti commerciali o di interesse nazionale (principio ispiratore della Legge 84/1994 che li disciplina), se solo si consideri che i concessionari portuali svolgono un’attività che non si esaurisce nel proprio legittimo scopo lucrativo, ma che trascende l’interesse del singolo marina, per sconfinare nella pubblica utilità. Altro aspetto, il numero di posti barca: a livello nazionale, è inferiore rispetto alla domanda e lo dimostrano sia una stima delle attuali imbarcazioni di proprietà o possedute da cittadini italiani e di quelle che potranno derivare anche dallo sviluppo del settore a livello internazionale, nonché una comparazione con quanto avviene negli altri Paesi.
SERVE LEGISLAZIONE SPECIFICIA DI RIFERIMENTO
Manca poi una legislazione specifica di riferimento della portualità turistica italiana, non contenuta nemmeno nel recente codice della nautica da diporto emanato con D.Lgs. n.171/2005, né nella legge 84/94 che non contiene disposizioni che si riferiscono specificatamente ai porti turistici, essendo questa norma indirizzata ai porti commerciali. e ancora, evidenzia Assonat, manca. una nozione legislativa di cosa sia un porto (con le implicazioni di natura giuridica e pratica che ne derivano). I porti turistici, inoltre, non hanno mai ricevuto una trattazione unitaria nel nostro ordinamento. Con particolare riferimento al porto turistico, la materia del turismo, di attribuzione regionale esclusiva, “si trova a confronto con la materia di porti attribuita alla potestà legislativa concorrente Stato – Regioni, il che ha non poco contribuito a rendere il quadro normativo estremamente frammentario”.
RIQUALIFICARE STRUTTURE ESISTENTI
Di conseguenza, risulta “evidente la necessità di una riforma della portualità turistica, che risponda all’evoluzione che il settore ha vissuto dagli anni ’60 a oggi e che accompagni le imprese verso una riqualificazione delle strutture esistenti e nella inevitabile transizione energetica e digitale”. Appaiono quindi centrali oggi gli aspetti della fiscalità, della semplificazione, della capacità di networking e della Formazione per favorire la leadership italiana nel contesto euro-mediterraneo.
