Lo scenario si è improvvisamente ribaltato. In poche settimane, quella che sembrava una certezza è stata degradata a timida possibilità. Nel corso del 2024 la Banca centrale europea (Bce) non manterrà più i tassi invariati ma, al contrario, tornerà a intervenire sul costo del denaro con una decisa inversione di tendenza rispetto a quanto fatto nel corso del 2023. E’ questa la scommessa dei mercati, confermata da un’analisi realizzata da Bloomberg, secondo cui gli analisti puntano adesso su un taglio dei tassi dello 0,50% nella riunione della Bce di marzo a cui seguiranno altri due riduzioni di pari importo, una a giugno e un’altra nella seconda metà dell’anno. In totale, dunque, il costo del denaro farà una sensibile marcia indietro riportandosi sul 3% rispetto al 4,50% di oggi.
Una misura necessaria in un contesto radicalmente cambiato rispetto ai mesi scorsi. Il livello di inflazione si è infatti riportato in carreggiata galoppando a grandi falcate verso il target Bce del 2%. A questo si deve aggiungere una decisa contrazione dell’attività economica a cui i banchieri centrali dovranno far fronte stimolando la ripresa dell’economia attraverso la leva monetaria.
La possibilità di un taglio del costo del denaro è stata rimarcata da alcuni falchi all’interno del board di Francoforte come la tedesca Isabel Schnabel che ha dichiarato formalmente di ritenere improbabile un nuovo rialzo dei tassi, non escludendo invece l’eventualità di un taglio del costo del denaro nella prima parte del 2024. Tutto questo determinerà un forte dinamismo sul mercato dei finanziamenti ipotecari con il mercato dei mutui destinato a ripartire dopo la frenata registrata nel 2023.
“Un mutuo a tasso fisso attualmente parte da un Tan attorno al +3,15%, grazie a interessanti campagne promozionali che premiano aspetti come la giovane età dei mutuatari (meno di 36 anni) e la classe energetica elevata (A o B), per cui sono previste importanti riduzioni sullo spread e sulle spese di istruttoria», spiega Angelo Spiezia, Amministratore Delegato di Telemutuo. «Per fare un esempio, oggi un mutuo ventennale di 100.000 euro con Tan +3,20% porta a una rata di 564,66 euro, mentre un mutuo trentennale per la stessa cifra e Tan +3,35% determina una rata di 440 euro.
Secondo Spiezia, anche chi potrebbe permettersi di pagare una rata più elevata con un mutuo di media durata, dovrebbe considerare la possibilità di stipulare un finanziamento a lunga durata e accantonare mensilmente la quota risparmiata. Procedendo poi con estinzioni parziali o totali, che hanno costo zero, si potrà chiudere il prestito prima della sua naturale scadenza, con un buon risparmio complessivo sugli interessi.
“Probabilmente la rata mensile per i finanziamenti a tasso variabile è destinata a stabilizzarsi nel prossimo futuro, ma si rafforzano anche le speranze di una imminente e attesa diminuzione, calcolando che dal primo aumento da parte della Bce c’è stato un incremento medio di almeno 200 euro a seconda dei casi”, continua Spiezia. “Chi ha questo tipo di finanziamento in corso può comunque valutare con la propria banca la possibilità di rinegoziare il mutuo, passando dal tasso variabile a quello fisso senza costi aggiuntivi, come previsto dalla legge di bilancio per il 2023, oppure può chiedere una surroga verso il tasso fisso a un nuovo istituto di credito, in modo da mettersi al riparo dal rischio di ulteriori rialzi”.
