Calano gli immobili messi all’asta nel primo semestre 2023. Secondo l’analisi del Centro Studi AstaSy Analytics di NPLs RE_Solutions, il numero dei lotti si è fermato a 59.816, ovvero 17.840 in meno rispetto al primo semestre dell’anno precedente. Il valore base d’asta di tutti gli asset in vendita è ammontato a 8,29 miliardi di euro, con possibilità di offerta minima di 6,4 miliardi, per un valore medio di 138.644,04 euro.
“Considerata la ripresa dell’ordinaria attività presso i tribunali dopo lo stop dovuto alla pandemia, la riduzione del numero di immobili all’asta può essere rappresentativa di avvenute aggiudicazioni o dell’adozione di soluzioni alternative alla vendita coattiva”, avvertono gli esperti. Relativamente alle esecuzioni immobiliari, lo studio condotto dall’Associazione Tsei ha confermato che nel 2022 le procedure chiuse sono aumentate del 10% rispetto al 2021 e il 35% si sono chiuse stragiudizialmente prima della fase di vendita.
“Le crescenti iniziative di saldo e stralcio e di vivacizzazione delle aste contribuiscono efficacemente alla riduzione del volume di immobili in asta, favorendo anche lo smaltimento degli NPL, il cui accumularsi, a sua volta, influisce sull’andamento del mercato immobiliare coattivo” commenta Massimiliano Morana, amministratore delegato NPLs RE_Solutions. Che aggiunge: “stante la stretta correlazione tra NPL e aste, per stimare la futura tendenza del “judicial market” è fondamentale osservare se, e in qual misura, aumenteranno i crediti deteriorati. Nella valutazione sarà però essenziale considerare gli effetti delle recenti riforme, sia in tema di procedure concorsuali (nuovo codice della crisi e dell’insolvenza) sia di esecuzioni immobiliari (riforma Cartabia), che si prefiggono gli obiettivi di favorire interventi tempestivi finalizzati a evitare la crisi e di disincentivare il ricorso alle aste, come testimonia l’introduzione della possibilità di “vendita diretta” da parte del debitore”.
Con riguardo alla distribuzione territoriale degli immobili in asta, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, le proporzioni sono rimaste sostanzialmente invariate, confermando una maggiore concentrazione in Lombardia, Sicilia, Lazio, Campania e Toscana. Le sole cinque regioni Lombardia, Sicilia, Lazio, Campania e Toscana, annoverano un numero di lotti rappresentante il 50% dei complessivi in vendita. I cinque tribunali più “impegnati” con le vendite giudiziarie sono stati, nell’ordine: Catania, Brescia, Roma, Milano e Bergamo.
Analizzando i dati dal punto di vista delle categorie immobiliari, le percentuali, sempre proporzionalmente alla riduzione degli immobili in vendita, non hanno subito significativi cambiamenti rispetto al 2022, con evidenza sul fatto che la parte più consistente è ancora occupata dal residenziale che da solo, con 32.852 lotti in vendita, copre il 54,92% della fetta di mercato, con un aumento di circa il 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 8,58% rispetto al 2021. La crescita del numero di abitazioni in asta è in linea con il venir meno dalle misure protettive che erano state introdotte per fronteggiare la pandemia e che impedivano il pignoramento delle abitazioni principali.
Gli esperti hanno rilevato un incremento di lotti in vendita nella categoria “uffici, negozi e laboratori” che in un anno sono cresciuti dal 7,69% al 11,05%. Le attività commerciali sono state duramente colpite dal lungo periodo di lock-down e, in particolare per quelle di medio/piccole dimensioni, sono aumentati i casi di default, preludio a pignoramenti o, peggio, a procedure concorsuali.
In calo, invece, la quantità dei capannoni in vendita, la cui incidenza sul totale dei lotti è scesa dal 5,38% al 2,89%. È improbabile che la variazione possa attribuirsi alle novità introdotte dalle riforme di legge in quanto troppo recenti; è più verosimile che si tratti della liquidazione del pregresso. Sarà importante monitorare il dato per appurarne l’assestamento come effetto dei cambiamenti normativi.
