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Ddl Concorrenza, agenti del credito potranno mediare anche immobili

Mutui, rata del variabile potrebbe salire fino al 70% nel 2023

Di Tobia Zanotti
5 Luglio 2023

Non è ancora finita. Il prolungarsi della manovra monetaria restrittiva condotta dalla Banca centrale europea sembra destinato a proseguire anche nei mesi a venire. E questo, a causa della lenta risposta dell’inflazione all’aumento dei tassi di interesse decisi dal board di Francoforte. Una situazione che sta mettendo a dura prova la tenuta del mercato immobiliare con le famiglie sempre più vessate dalla crescita delle rate. Secondo una recente rilevazione della Fabi, il sindacato dei bancari, l’aumento dei tassi di interesse atteso per il 2023 porterà a un incremento delle rate dei mutui variabili del 60-70% rispetto a un anno fa mentre i nuovi fissi subiranno un innalzamento della rata del 50% circa rispetto a quelli stipulati all’inizio del 2022. Per fare fronte a questa situazione, il governo italiano starebbe pensando di sottoscrivere un accordo con il mondo bancario per arrivare ad allungare la durata dei finanziamenti già in essere con l’obiettivo di congelare la rata sui livelli attuali garantendo ai mutuatari la capacità di far fronte all’impegno sottoscritto con l’istituto di credito al momento della stipula del finanziamento ipotecario.

Nel corso del tempo le mosse della Bce hanno generato un impatto non solo sui mutui a tasso variabile direttamente legati all’indice Bce, ma anche su quelli legati agli altri indici, come Euribor e Irs. Per il mese di luglio è atteso ancora un ritocco al rialzo del costo del denaro da parte del direttorio di Francoforte, a cui potrebbe seguirne un secondo nel mese di settembre. Da quel momento in avanti, secondo le aspettative dei mercati, si dovrebbe assistere a una fase di stabilizzazione del livello dei tassi, legata anche a una riduzione delle pressioni sui prezzi che potrebbe determinare una inversione di tendenza sul fronte dei saggi già a partire dal prossimo anno. Intanto, i parametri di indicizzazione che guardano al lungo periodo come l’IRS (indice di riferimento per i mutui a tasso fisso) iniziano a scontare una frenata.

L’indicatore a lungo termine, ovvero 25 e 30 anni, presenta infatti oggi un valore più basso, rispettivamente +2,7% e +2,5%, rispetto allo stesso parametro del medio periodo. Una situazione anomala se si pensa che oggi un mutuo a 30 anni da 100.000 euro con TAN +3,25% determina una rata di 435 euro, mentre un mutuo a 20 anni per la stessa cifra e TAN +3,49% presenta una rata di 579 euro, quindi circa 150 euro in più.

Contrariamente all’Eurirs, l’Euribor, l’indice più diffuso per i mutui a tasso variabile, è aumentato costantemente nel corso del 2022, passando dal terreno negativo a quello positivo soltanto nel mese di agosto, quando ha cominciato la sua corsa al rialzo. A fine estate 2022 la differenza tra fisso e variabile ha cominciato a ridursi gradualmente finché la forbice tra i due valori è diventata pressoché inesistente. Anzi: oggi l’Euribor a un mese vale +3,4%, quello a 6 mesi +3,9%, e l’Euribor a un anno +4,1%. Di conseguenza, il tasso variabile (TAN) tocca oggi il 4%, con una considerevole differenza rispetto al tasso fisso. Ma è lecito attendersi che la rata mensile per i finanziamenti a tasso variabile salga ancora.

“Bisogna aspettarsi che la rata mensile per i finanziamenti a tasso variabile salga ancora. Calcolando che negli ultimi 12 mesi c’è già stato un aumento medio di oltre 200 euro, chi ha acceso in passato questo tipo di finanziamento può valutare con la propria banca la possibilità di rinegoziare il mutuo, passando dal tasso variabile a quello fisso senza costi aggiuntivi, come previsto dalla legge di bilancio per il 2023. Oppure può chiedere una surroga verso il tasso fisso a un nuovo istituto di credito, in modo da mettersi al riparo dal rischio di ulteriori rialzi”, avverte Angelo Spiezia, Amministratore Delegato di Telemutuo.

Quale sarà l’evoluzione nei prossimi mesi? Secondo le previsioni dell’Ufficio Studi di Telemutuo i tassi d’interesse non avranno più l’andamento galoppante visto finora, ma per il 2023 sarà comunque difficile ipotizzare una discesa del costo del denaro. È anche vero che, in una fase così delicata, è molto difficile fare previsioni a lungo termine e bisogna quindi valutare attentamente i mercati in tempo reale: imprevedibili eventi futuri potrebbero influire sia in positivo che in negativo. Le proiezioni per i prossimi 5 anni al momento segnano un Euribor 3 mesi, oggi intorno al 3,6%, pari a +3,56% a dicembre 2023, +2,68% a dicembre 2025, +2,76% a dicembre 2027, +2,71% a dicembre 2028.

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