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Experian, crollano le richieste di mutui (-25% nell’ultimo anno)

Mutui, i finanziamenti con duration oltre 25 anni più convenienti di quelli a breve

Di Tobia Zanotti
3 Maggio 2023

Mercato dei mutui ancora in tensione. L’acuirsi delle tensioni geopolitiche unite al protrarsi della fiammata dei prezzi imporranno un nuovo aumento del costo del denaro nel corso della prossima riunione del board della Bce in agenda per il 4 maggio. L’unica incognita è costituita dall’entità dell’intervento. Alcuni analisti propendono per un approccio soft con un aumento del costo del denaro dello 0,25% a cui potrebbe seguire un nuovo intervento di pari entità prima dell’estate. Altri, al contrario, prevedono una manovra più aggressiva da parte del direttivo di Francoforte con un aumento dei tassi di interesse di 50 punti base già nella riunione di inizio maggio. Il risultato, sono continue tensioni sul versante dei mutui che potrebbero arrivare a registrare nuovi incrementi di costo per i sottoscrittori di un prodotto a tasso variabile.

L’ennesimo rialzo del costo del denaro da parte della Bce sta avendo – e continuerà ad avere nelle prossime settimane – un impatto non solo sui mutui a tasso variabile direttamente legati a questo indice, ma anche su quelli legati all’indice Euribor, anche se la crescita sta risultando meno marcata del previsto, forse perché la manovra era già attesa, e quindi già in parte scontata dai mercati. O forse perché sale la speranza che la stagione dei rialzi, da parte della Bce e della Fed, si stia avvicinando al termine. Intanto, i parametri di indicizzazione che guardano al lungo periodo, come l’Irs (indice di riferimento per i mutui a tasso fisso), hanno iniziato a segnare un rallentamento nella crescita. L’Irs a 20 anni, per esempio, a fine febbraio segnava +3,08% e a fine aprile +3,01%. Risultato: un mutuo a tasso fisso attualmente parte dal 3,25%, salvo campagne promozionali su lunghe durate che attualmente prevedono un tasso al 2,99%.

“Gli Irs che guardano al futuro più lontano, ovvero 25 e 30 anni, hanno oggi un valore più basso, rispettivamente al 2,84% e 2,71%”, sottolinea Angelo Spiezia, amministratore delegato di Telemutuo. “Si tratta di un evidente segnale del mercato che si attende un rallentamento dei tassi in un futuro più lontano: questo rende conveniente stipulare un finanziamento di lunga e lunghissima durata, a differenza di quanto avviene di solito”.

Contrariamente all’Eurirs, l’indice più diffuso per i mutui a tasso variabile (Euribor), è aumentato più lentamente nel corso del 2022, passando dal territorio negativo a quello positivo soltanto nel mese di agosto, quando ha cominciato la sua corsa al rialzo. “A fine estate 2022 la differenza tra fisso e variabile ha cominciato a ridursi gradualmente, finché la forbice tra i due valori è diventata pressoché inesistente”, ha continuato Spiezia. “Anche questa è una situazione piuttosto anomala, dato che il tasso variabile di solito è inferiore al tasso fisso. Oggi l’Euribor a un mese vale 2,95% e l’Euribor a 6 mesi il 3,64%, entrambi in aumento rispettivamente dello 0,5% e dello 0,30% rispetto a marzo. Anche l’Euribor un anno, che ad aprile era sceso dal 3,6% al 3,5% sulla speranza di uno stop al rialzo dei tassi nel giro di un anno, attualmente è risalito attorno al 3,9%”.

Secondo Spiezia, tuttavia, bisogna aspettarsi che la rata mensile per i finanziamenti a tasso variabile salga ancora un po’. “Calcolando che negli ultimi 12 mesi c’è già stato un aumento medio di oltre 200 euro, chi detiene questo tipo di finanziamento in corso può valutare con la propria banca la possibilità di rinegoziare il mutuo, passando dal tasso variabile a quello fisso senza costi aggiuntivi, come previsto dalla legge di bilancio per il 2023, oppure può chiedere una surroga verso il tasso fisso a un nuovo istituto di credito, in modo da mettersi al riparo dal rischio di ulteriori rialzi”.

Previsioni dei tassi dei mutui per i prossimi 5 anni

Quale sarà l’evoluzione nei prossimi mesi? Secondo le previsioni dell’Ufficio Studi di Telemutuo i tassi d’interesse continueranno probabilmente a crescere in Europa ancora un po’, sospinti dal necessario contenimento del costo della vita. Per il 2023, comunque, difficilmente si potrà ipotizzare una discesa del costo del denaro rispetto ai livelli osservati adesso.

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