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Zucchetti Village a Lodi, da centro commerciale a campus aziendale

Zucchetti Village, Fronte Ovest del nuovo volume esterno

Zucchetti Village a Lodi, da centro commerciale a campus aziendale

Di Maria Elena Molteni
17 Marzo 2026

A Lodi prende forma un nuovo modello di headquarter aziendale che intreccia crescita industriale, rigenerazione urbana e sperimentazione architettonica. Zucchetti Village, progettato da Lombardini22 per il gruppo Zucchetti, nasce dalla trasformazione di un complesso commerciale obsoleto in un campus direzionale pensato per accogliere circa 1.200 postazioni di lavoro e fino a 1.800 dipendenti in modalità sharing. Il progetto occupa un’area di circa 25.000 metri quadrati in via Achille Grandi e si inserisce in un contesto urbano caratterizzato dalla presenza di edifici direzionali e commerciali realizzati negli anni passati. Il punto di partenza era un sistema frammentato: da un lato la Torre Zucchetti, già rinnovata nel 2017 e utilizzata dal gruppo come sede operativa, dall’altro la grande piastra dell’ex centro commerciale My Lodi, un volume introverso e sottoutilizzato, energivoro e ormai inadatto alle esigenze contemporanee. Proprio questa condizione ha offerto l’occasione per immaginare un intervento che non fosse soltanto un ampliamento aziendale, ma una vera operazione di rigenerazione urbana.

La crescita del gruppo Zucchetti – oggi la prima software house italiana – ha reso necessario ripensare l’organizzazione degli spazi di lavoro, superando la dispersione delle sedi e costruendo un luogo capace di rappresentare l’identità evolutiva dell’azienda. L’idea sviluppata da Lombardini22 è quella di un campus integrato che favorisca la collaborazione tra team, attragga nuovi talenti e migliori la qualità complessiva dell’ambiente lavorativo. Il progetto assume così la forma di un ‘village’: un sistema articolato di edifici e servizi che integra funzioni direzionali, spazi di relazione e attività aperte anche al quartiere.

Alla base dell’intervento una strategia architettonica fondata sulla trasformazione selettiva dell’esistente. Invece di demolire completamente il complesso commerciale, il progetto conserva gran parte della struttura in cemento armato della piastra originaria, adeguandola sismicamente e riconfigurandone gli spazi. Questa scelta consente di ridurre significativamente l’impatto ambientale legato alle demolizioni e alla produzione di nuovi materiali, valorizzando al tempo stesso il potenziale spaziale dell’edificio. Per rendere la grande piastra più adatta alle nuove funzioni direzionali, il volume è stato alleggerito attraverso una serie di sottrazioni. La parte centrale è stata svuotata per creare due corti interne a cielo aperto, entrambe alberate, che portano luce naturale e ventilazione all’interno dell’edificio. Una delle corti ospita un giardino naturale percorribile, mentre l’altra assume la forma di un patio lastricato che estende verso l’esterno gli spazi di relazione interni.

Il cuore del progetto è rappresentato dalla serra bioclimatica a doppia altezza che accoglie l’ingresso principale. Coperta da una struttura vetrata a shed, la serra funziona come hall e nodo distributivo del complesso, ma anche come dispositivo ambientale. Grazie alla sua configurazione, lo spazio agisce come un filtro climatico capace di mitigare i consumi energetici dell’edificio, accumulando calore in inverno e favorendo la ventilazione naturale durante i mesi estivi. Allo stesso tempo diventa un luogo di incontro e rappresentanza, uno spazio luminoso che segna il passaggio tra la città e il campus aziendale. La piastra rigenerata ospita numerose funzioni distribuite su due livelli. Accanto agli spazi ufficio trovano posto una caffetteria aziendale, un ristorante, un’area wellness per i dipendenti, un auditorium, una client area e un training center dedicato alle attività formative. Alcune funzioni esistenti – tra cui banca e farmacia – sono state mantenute per continuare a servire anche il quartiere, rafforzando il rapporto tra il complesso e il contesto urbano circostante. La rimodulazione dei volumi ha consentito la realizzazione di un nuovo edificio direzionale sul lato est del complesso. Qui la piastra commerciale è stata parzialmente demolita per fare spazio a un volume di sei piani fuori terra che rappresenta l’elemento più riconoscibile dell’intervento. La nuova struttura è realizzata con un sistema ibrido composto da pilastri e impalcati in legno lamellare e da un nucleo centrale in cemento armato destinato alle distribuzioni verticali.

Ventidue pilastri alti circa venti metri definiscono una maglia strutturale regolare con passo di 8,40 metri, rendendo la struttura leggibile anche all’esterno come una celebrazione della materialità del legno. Il volume non appare tuttavia monolitico: ampie superfici vetrate, vuoti angolari a doppia altezza e terrazze praticabili scandiscono la facciata, alleggerendo la massa dell’edificio e amplificando la luce naturale negli ambienti interni. L’ultimo piano arretra rispetto al filo della facciata, creando una grande terrazza perimetrale che offre spazi di lavoro informale e momenti di pausa. Il legno strutturale degli interni rimane completamente a vista. Anche gli impianti tecnici sono lasciati visibili e integrati nella trama della struttura, richiamando un’estetica industriale che ricorda l’atmosfera delle fabbriche contemporanee. Le superfici e gli arredi introducono accenti cromatici più decisi in alcune aree, mentre in altre prevalgono tonalità neutre, in funzione delle diverse attività e delle esigenze di concentrazione o collaborazione.

Un ruolo centrale è affidato all’involucro edilizio, progettato per migliorare prestazioni energetiche e qualità della luce. Nella piastra rigenerata le facciate sono realizzate con sistemi vetrati ad alte prestazioni che aumentano la trasparenza e rafforzano il rapporto tra interno ed esterno. Nel nuovo edificio in legno, invece, la struttura diventa parte integrante del linguaggio architettonico: moduli vetrati a tutta altezza sono affiancati da schermature in lamiera stirata che controllano l’irraggiamento solare mantenendo al tempo stesso la piena visibilità verso l’esterno dalle postazioni di lavoro.

L’intervento rappresenta anche un importante laboratorio di sperimentazione sul piano della sostenibilità. L’utilizzo di circa 1.600 metri cubi di legno lamellare certificato consente di immagazzinare una quantità significativa di anidride carbonica, trasformando la struttura stessa dell’edificio in un serbatoio di carbonio. Questa scelta riduce l’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita del complesso rispetto a soluzioni costruttive tradizionali basate su cemento e acciaio. Accanto alla scelta dei materiali, il progetto integra diverse strategie ambientali: utilizzo dell’acqua di falda per la climatizzazione, recupero delle acque piovane, coperture verdi sulla piastra recuperata e impianti fotovoltaici sulle superfici tecniche del nuovo edificio. L’insieme di queste soluzioni contribuisce a creare un ambiente costruito più salubre e allineato ai criteri della tassonomia europea per gli investimenti sostenibili.

“Pensiamo che ogni architettura, soprattutto se intesa al riuso di un complesso esistente, sia anche un atto di rigenerazione urbana che influisce sulla percezione e sulla qualità della vita di un intorno più ampio” dichiara Marco Amosso, Partner Lombardini22. “Per questo motivo, per il nuovo Headquarter Zucchetti abbiamo immaginato un organismo che respira, un’architettura i cui spazi si aprono alla luce e all’aria per i suoi ospiti, ma anche alla città, grazie a un attento rapporto tra i volumi, tra pieni e vuoti, tra riadattamento e nuovo. L’obiettivo era restituire nuova vita a una struttura esistente in un sistema complesso, con un programma articolato che integra funzioni semi-pubbliche con quelle tipiche di un headquarter direzionale, che sia capace di farne crescere la produttività, ma anche di dare forma a un luogo riconoscibile, permeabile e accogliente anche attraverso la scelta dei materiali e la qualità degli spazi. Un ‘village’ che genera nuove relazioni, interne ed esterne, in un rinnovato dialogo con la città: un ‘innesco’ capace di proporre nuove sinergie sul territorio”.

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