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Dall’archeologia industriale all’ufficio: VGA Architects per Generali

Dall’archeologia industriale all’ufficio: VGA Architects per Generali

Di Maria Elena Molteni
28 Ottobre 2025

Nel complesso storico delle ex Distillerie Stock a Trieste, un edificio di proprietà Generali e condotto da Genertel è stato riqualificato da Vittorio Grassi Architects con criteri LEED Gold, integrando architettura, interior design, branding e wayfinding. Obiettivo: accompagnare il ritorno in presenza di oltre 300 addetti con spazi flessibili, materiali naturali, impianti a vista e ‘gravity point’ dedicati alla socialità. Una nuova piazza permeabile ricuce il rapporto con il quartiere.

UN PROGETTO SIMBOLO DELLA NUOVA STAGIONE DEGLI UFFICI
“Questo progetto è paradigmatico dell’evoluzione degli uffici dalla pandemia in poi”, spiega Vittorio Grassi. “Cambiano funzioni, abitudini e aspettative. L’intervento per Genertel si inserisce in modo esemplare in questa trasformazione”. L’edificio, parte del complesso delle ex Distillerie Stock, “era rimasto vuoto per anni. Generali, proprietaria, ha deciso di rigenerarlo, e Genertel — che ha lì la propria sede e parte del call center — ci ha chiesto di ripensarlo completamente, dagli spazi interni al branding, fino alla segnaletica”.

L’intervento ha ridisegnato anche gli esterni: “Il cortile interno è diventato una piazza quadrata, pavimentata con materiali permeabili e ombreggiata da alberi decidui. In inverno la luce filtra liberamente, in estate crea ombra naturale”. La piazza, racconta l’architetto, “diventa il nuovo baricentro del complesso, che ospita anche altri conduttori pubblici e privati. È uno spazio di connessione, aperto e riconoscibile”. All’esterno, il progetto ha mantenuto l’impianto originario dell’edificio, “uno di quei volumi industriali in mattoni rossi tipici del primo Novecento, sottoposto a vincolo paesaggistico”. È stato restaurato integralmente e dotato di una terrazza panoramica “che funge da luogo di pausa e relazione”. “Abbiamo realizzato nuovi ascensori e migliorato l’accessibilità complessiva, ma l’identità industriale è rimasta centrale”, aggiunge Grassi.

STRIP-OUT, MATERIA E IMPIANTI A VISTA
Dentro, il lavoro è stato radicale: “Dopo lo strip-out, abbiamo deciso di lasciare visibili le murature portanti e gli impianti. Il linguaggio è volutamente tecnico e autentico: materiali naturali, mattoni a vista, soffitti in celanit, una fibra di legno e cemento fonoassorbente perfetta per gli open space”. Il risultato è “un ambiente che parla la lingua della sostenibilità, ma anche della concretezza: niente estetismi domestici, bensì spazi accoglienti, funzionali, professionali”. “L’ufficio di oggi deve stimolare l’incontro, ma anche garantire privacy e concentrazione. Per questo abbiamo introdotto il sistema ‘hot desk’, con postazioni condivise e sale meeting prenotabili”. Centrale il concetto di ‘gravity point’: “Spazi attrezzati con cucina e tavoli comuni, dove le persone si incontrano e collaborano in modo spontaneo. Sono luoghi di socialità, ma anche di lavoro informale”. Tutto il progetto, spiega Grassi, “è pensato per accompagnare il rientro dopo anni di smart working. Interior e comunicazione visiva diventano strumenti per ritrovare il senso di comunità”.

TRIESTE E LA RIGENERAZIONE URBANA
“Trieste sta vivendo un momento di forte rigenerazione, con nuovi investimenti e un turismo in crescita”, osserva Grassi. “È però una fase delicata: la città è ancora autentica, e la pianificazione deve evitare che perda il suo equilibrio”. Il progetto Genertel, conclude, “rappresenta un tassello concreto di questa rigenerazione: un edificio storico che torna a vivere, uno spazio di lavoro contemporaneo che mette al centro le persone”.

 

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