“Quando tutti si accanivano su Milano mi sembrava giusto difendere quello che la città ha fatto. Le ultime notizie confermano che, se esiste un modello Milano, questo è un modello di successo, non quello che si è letto sui giornali.” Con queste parole Carlo Ratti, architetto, ingegnere e direttore del MIT Senseable City Lab, nonché curatore della Biennale di Architettura, ha aperto il suo videomessaggio al forum organizzato da Scenari Immobiliari.
Per Ratti, la parabola di Milano è paragonabile a quella di altre metropoli internazionali. “Pensiamo a Barcellona dopo le Olimpiadi. Così la stessa Milano dopo Expo. Dopo un grande slancio arriva un momento di riflessione, ma è proprio lì che si misura la capacità di consolidare i risultati raggiunti.”
Il dato di fatto, sottolinea, è che Milano è entrata stabilmente, unica città italiana, nel novero delle città globali. “Come sappiamo da che mondo è mondo, il successo ha un prezzo: quando i beni scarseggiano i prezzi salgono. E oggi a Milano non si trovano più case.”
Guardando al futuro, Ratti individua due pilastri per costruire il “secondo atto” della città. Il primo è l’accessibilità: “Ci sono molti modelli e molte ricerche a cui guardare, da Parigi ad altre capitali europee, per garantire che Milano resti accessibile e inclusiva.”
Il secondo è la semplificazione. “Il problema italiano è la burocrazia, fatta di leggi accumulate nel tempo che hanno creato un labirinto opaco. Milano potrebbe diventare un modello di trasparenza e di snellimento, anche grazie ai nuovi strumenti come digital twin e intelligenza artificiale, capaci di effettuare verifiche in tempo reale dei parametri urbanistici.”
Un percorso che, per Ratti, non può prescindere dal coinvolgimento dei cittadini: “Bisogna restituire alle persone la possibilità di esprimersi sulla qualità dei progetti. Così potremmo rafforzare fiducia e valore degli interventi, magari partendo da un quartiere pilota che aiuti a sperimentare nuove regole più semplici ed efficaci.”
La sfida, conclude, è ambiziosa ma realizzabile: “Su questi due pilastri – accessibilità e semplificazione – possiamo costruire il secondo atto di Milano. Penso che la città possa riuscirci, e diventare un modello non solo di successo, ma anche di risoluzione.”
