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Tecnologia modulare e approccio ibrido per edifici adattivi, sostenibili e riconfigurabili

Tecnologia modulare e approccio ibrido per edifici adattivi, sostenibili e riconfigurabili

Di Marta Cantarella
28 Gennaio 2025

Un sistema innovativo che si propone di modificare radicalmente il paradigma dei processi edilizi attraverso la visione proposta dalla tecnologia dell’architettura definita ibrida modulare. Si tratta di Proxima ed è il primo prototipo presentato a Casa Siemens a Milano. Sarà possibile perseguire contemporaneamente dinamiche di industrializzazione, raggiungendo economie di scala e riducendo l’impatto ambientale, e un nuovo approccio alla progettazione degli edifici che valorizzi la reversibilità sia della funzione sia della configurazione distributiva degli spazi interni.

LA STRUTTURA MADRE E I TECNOMODULI

Il nuovo modello di edificio concepito dall’architettura ibrida modulare prevede l’unione di due gruppi di sistemi edilizi. Il primo, la struttura madre, il cui ciclo di vita si caratterizza per un periodo lungo (cento anni) ed il secondo, dato dai tecnomoduli, pensati per un’installazione plug in, all’interno dei quali si concentrano i sistemi impiantistici terminali aventi un ciclo di vita più ridotto (mediamente stimato in venti anni).

La possibilità di ristrutturare gli ambienti senza azioni invasive è garantita dall’elevata standardizzazione delle dimensioni di inserimento e degli allacci che consentiranno di prelevare il vecchio tecnomodulo dalla struttura madre e di posizionarne uno nuovo, riconfigurando così l’edificio nel tempo sulla base del mutamento delle esigenze date dal cambiamento tecnologico.

GESTIONE E CONTROLLO DA REMOTO

L’aggiornamento di tale architettura consentirà, inoltre, di sfruttare sistemi di controllo e gestione da remoto che permetteranno di verificare i dati di consumo energetico ed i comportamenti che li hanno generati attraverso quella che viene definita “sensoristica comportamentale”. Proxima, brevettato dal Politecnico di Milano, è nato da un’attività di ricerca svoltasi a partire dal 2017 da un team costituito dall’architetto Joseph di Pasquale e dai professori del Politecnico Elena Mussinelli, Andrea Tartaglia e Gianpaolo Cugola.

Il prototipo è stato realizzato grazie al programma di valorizzazione Boostech finanziato dall’Unione Europea per il tramite di NextGenerationEU e supportato da primari partner afferenti al mondo dell’industria, della tecnologia e dell’architettura quali Siemens, Sanika, Gewiss, Valsir, Energa Engineering, JDP Architects, Crea e Progress.

PROTOTIPO PRONTO PER RACCOGLIERE ED ELABORARE I DATI

Nel corso della presentazione del prototipo, ha ricordato il ruolo strategico svolto dai partner Andrea Tartaglia, professore associato di Progettazione tecnologica e ambientale presso il Politecnico di Milano e responsabile scientifico del progetto Proxima. “E’ un prototipo – ha spiegato in relazione al tecnomodulo – che, però, grazie al collaudo effettuato, potrebbe già essere installato in un edificio. Il tecnomodulo Proxima è pronto per raccogliere, elaborare i dati, trasmetterli al gestore e all’utente, consentendo loro di modificare le caratteristiche e l’uso delle risorse all’interno del proprio spazio di vita o di lavoro”.

“Riteniamo che il futuro degli edifici e del settore immobiliare – ha aggiunto Claudia Guenzi, Head of Smart Infrastructure di Siemens Italia – sia trainato dall’elemento della sostenibilità e da quello dell’innovazione, entrambi congiunti in questo progetto. Il 39% delle emissioni globali provengono dagli edifici ed il 40% dell’energia utilizzata a livello globale è a servizio degli edifici e dunque, operare in questo ambito per rendere i building più efficienti grazie all’innovazione tecnologica è percepito da Siemens come un dovere”.

“Proxima – ha evidenziato il coordinatore del progetto Proxima Joseph di Pasquale – è un ecosistema con una visione che include tutto il mondo dell’edilizia e che riguarda le città ed i quartieri di cui essa si compone. La tecnologia plug in e plug out con cui sono pensati i tecnomoduli, consente di risolvere in tempo reale l’innovazione e l’aggiornamento tecnologico dei vari ambienti. L’adozione dell’architettura modulare permetterà di ottenere edifici universali e versatili che, muovendo da una concezione tecnologica e funzionale, potrà evolversi in tutto o in parte nella destinazione d’uso”.

LA FINANZIABILITA’ DEL PROGETTO

Inoltre, attenzione massima alla finanziabilità del progetto: “Il nostro obiettivo – ha continuato Joseph di Pasquale – è raggiungere l’equilibrio 70/30 tra CapEx ed OpEx, con le prime rappresentate prevalentemente dai costi di realizzazione della struttura madre, delle centrali e delle dorsali principali, nonché dagli allacciamenti alla rete. I tecnomoduli, invece, potrebbero andare a costituire una componente di OpEx da poter acquistare in leasing o con un noleggio a lungo termine, modificando così la gestione dell’edificio stesso”. La sostenibilità finanziaria diverrà un tema centrale già nelle prossime fasi di sviluppo del progetto, di cui un tassello fondamentale è lo spin off della società Proxima, che riceverà la licenza d’uso del brevetto da parte del Politecnico di Milano e che si occuperà delle fasi successive, inclusa la definizione di un’applicazione reale dove
poter utilizzare questa tecnologia.

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