Le città del futuro dovranno essere progettate attraverso una collaborazione interdisciplinare e tra diversi attori, superando il modello di pura competizione economica, per creare spazi che rispondano ai bisogni reali e promuovano inclusività. Questa, in estrema sintesi, la tesi emersa in occasione di ‘Foresight’ di Lombardini22. Il titolo, ‘Togetherness – Abitare la città, abilitare il futuro’, ha offerto un’opportunità di riflessione sul tema complesso e affascinante della città come luogo abilitante, in cui si costruiscono reti di relazioni e un ‘noi’ comune che si apre al mondo. Non più una città che ci si può permettere, ma una città che permette.
Anche in questa sesta edizione, come negli anni precedenti, l’evento ha ospitato relatori di spicco provenienti dal mondo accademico, dalla scienza, dall’arte e dall’architettura, con l’obiettivo di offrire uno sguardo interdisciplinare e lungimirante per un futuro più equo e sostenibile. Il contesto attuale richiede un ripensamento: le nostre città non permettono di sentirsi in connessione con le persone e con l’ambiente circostante, né favoriscono la costruzione di ecosistemi aperti al mondo.
“Milano è oggi come compressa tra due forze opposte. Da un lato – ha commentato Lorenza Gentile, scrittrice nata a Milano- ci sono gli affitti alti e la spersonalizzazione, che spingono i giovani altrove; dall’altro, c’è una volontà autentica di resistenza”. Gentile ha vissuto un percorso cosmopolita, trasferendosi a Firenze, Londra e Parigi, ma tornando sempre a Milano, città che ama e alla quale resta profondamente legata. In questo contesto l’urgenza più pressante è la crisi abitativa globale, con Milano che si trova a dover bilanciare lo sviluppo economico con il rischio di esclusione sociale causato dall’naccessibilità degli alloggi.
Gisella Bassanini, ricercatrice indipendente, sottolinea che la discrepanza tra l’edilizia attuale e i reali bisogni abitativi lancia una sfida urgente. Guido Bardelli, assessore alla Casa di recente nomina, evidenzia come il Comune di Milano debba impegnarsi attivamente per affrontare la crisi abitativa della città. La sua strategia prevede l’utilizzo di aree e beni immobili di proprietà del Comune per creare un mercato alternativo che
possa calmierare i prezzi delle abitazioni, seguendo la tendenza degli ultimi anni di utilizzare il
patrimonio immobiliare pubblico come risorsa per la città.
Bardelli sottolinea che Milano ha una delle maggiori disponibilità di case popolari in Italia, con l’8,5% delle abitazioni dedicate a edilizia sociale, rispetto ad altre città italiane dove la percentuale è significativamente inferiore (circa il 2,5% nelle altre città capoluogo e il 6% a Bari). Tuttavia, molte di queste strutture richiedono manutenzione, e le politiche devono concentrarsi anche sul ‘pezzo di società che rischia di essere escluso’. Il piano prevede quindi di coinvolgere anche il mondo della cooperazione e dell’housing sociale per garantire la disponibilità di alloggi a prezzi calmierati.
L’obiettivo è quello di offrire case affordable, cioè accessibili, con un affitto che non superi i 500-600 euro al mese (circa 80 euro/mq). Questo permetterebbe ai cittadini con un reddito mensile compreso tra 1.500 e 2.000 euro, una fascia significativa della popolazione, di rimanere in città senza essere esclusi dal mercato immobiliare sempre più costoso.
Massimo Bricocoli, professore ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica, sottolinea come il concetto di famiglia e abitazione standard stia rapidamente evolvendo. Le città moderne, a differenza degli anni ’70, stanno assistendo a un ritorno di interesse per il vivere in contesti urbani densi. Questo cambiamento non è solo quantitativo ma anche qualitativo, poiché la definizione di abitare deve considerare non solo il costo, ma anche il contesto e la qualità degli spazi.
Secondo Bricocoli, è essenziale ripensare e ridefinire standard minimi per le abitazioni, tenendo in considerazione i costi abitativi rispetto ai redditi, in modo che rimangano accessibili. L’abbordabilità non riguarda solo l’accesso alle abitazioni ma anche la creazione di spazi che incoraggino nuove forme di partecipazione e cittadinanza, promuovendo abitare inclusivo per un futuro sostenibile.
Federica Sanchez, approfondendo il legame tra architettura e neuroscienze, esplora l’idea che gli spazi urbani non solo influenzano ma possono anche curare la psiche umana. Grazie alle neuroscienze, possiamo oggi misurare gli effetti di ogni elemento architettonico sul benessere mentale, un concetto definito come affordance. Questo porta a una nuova visione dell’abitazione: non più solo una casa ‘che ci si può permettere’ ma una casa che permette di vivere e partecipare attivamente al contesto urbano.
