In vendita per oltre 50 milioni la villa di Firenze dove Boccaccio scrisse il Decamerone, considerata una delle cinque residenze più costose in Italia. Con i suoi circa 4000 mq e un parco di 9 ettari che si classifica come il secondo più grande di Firenze dopo i giardini di Boboli, la proprietà apparteneva originariamente alla famiglia Fini. Fu ceduta nel 1454 a Matteo di Marco Palmieri e, nel 1697, l’erede Palmiero Palmieri avviò una significativa ristrutturazione, aggiungendo una terrazza rivolta a sud, un loggiato a cinque arcate e le caratteristiche scalinate curvate ‘a tenaglia’ che conducono al giardino dei limoni. Durante un controverso restauro del dopoguerra, purtroppo, le decorazioni barocche della facciata sono andate perdute.
Nel 1760, la villa fu acquistata dal terzo conte Cowper e, successivamente, passò al conte inglese di Crawford e Belcaress, che a metà Ottocento trasformò il giardino in un parco all’inglese, arricchendolo con numerose piante esotiche e architetture scenografiche, tra cui la splendida Fonte dei Tre Visi e una cappellina in stile neo-barocco. Oggi, la parte più antica rimasta è il giardino dei limoni, caratterizzato dal disegno geometrico delle aiuole recintate da siepi di bosso, come testimoniato da un’incisione settecentesca di Giuseppe Zocchi.
Alcuni alberi del giardino portano targhe che ricordano i soggiorni della Regina Vittoria d’Inghilterra, che visitava spesso Firenze verso la fine dell’Ottocento. Gli appartamenti privati della Regina Vittoria nella villa del Decameron furono quasi interamente arredati dai Windsor, riflettendo l’eleganza della famiglia reale britannica. Questa concezione del giardino e della villa si sviluppò nel Quattrocento, soprattutto grazie a Leon Battista Alberti, che nel De re aedificatoria stabilì le regole per l’edificazione delle ville. Alberti suggeriva che le Ville dovessero essere situate in campagna vicino alla residenza urbana del proprietario, facilmente raggiungibili a piedi per esercizio e a cavallo per il ritorno.
“Questa straordinaria proprietà rappresenta un’opportunità unica nel suo genere”, afferma Andrea Busoni, direttore generale e socio di Dreamer, società di intermediazione immobiliare di lusso che ha in carico l’operazione, evidenziando che si tratta di un “autentico ‘trophy asset'”, un bene “accessibile solamente a una ristretta nicchia di investitori internazionali con capacità finanziaria straordinarie”.
