Anno nuovo, mutuo nuovo? Forse non è ancora il momento di dire così, ma di certo, con l’inizio del 2024, la situazione dei finanziamenti per l’acquisto della casa ha cominciato a dare importanti segnali di cambiamento. A partire dal valore dell’indice Irs, parametro di riferimento per i mutui a tasso fisso, che ha iniziato a diminuire. Quello che si è chiuso è stato un anno difficile, a causa dell’incertezza della situazione economica, che ha spinto molte famiglie a rimandare la richiesta di un prestito per acquistare l’abitazione. Se è vero che è lontano il tempo in cui il costo del denaro era ai minimi storici, non bisogna dimenticare che per tutto il 2023 lo scenario è rimasto comunque conveniente, considerato il valore assoluto dei tassi d’interesse, e il mercato ha offerto soluzioni interessanti da sfruttare, che rimarranno anche nel 2024. A partire dall’agevolazione per i mutui under 36 attraverso il Fondo Consap, che è stata prorogata per altri 12 mesi, così come la proposta di mutui con offerta limitata da parte delle banche e i vantaggi per chi sottoscrive un mutuo green. Ma quali altre novità arriveranno nel 2024?
Per capire come si muoveranno i mutui nel corso dell’anno, molto dipenderà dall’andamento dell’inflazione, che a dicembre in Italia è scesa ancora, arrivando a 0,7%. A ottobre 2023 si era registrato per la prima volta un crollo dell’indice dei prezzi al consumo (1,8%), mentre a settembre il valore era ancora elevato, pari a +5,3% contro il +8,3% di aprile. Oltre a quella italiana, anche l’inflazione nell’area euro appare in diminuzione, anche se a dicembre c’è stata una lieve inversione di tendenza (+2,9%) rispetto al +2,4% di novembre: il dato rimane comunque sotto le attese ed è decisamente lontano dal +10,1% registrato a novembre 2022.
“I passati aumenti dei tassi di interesse funzionano, frenando in misura crescente la domanda e contribuendo pertanto alla riduzione dell’inflazione”, hanno fatto sapere nelle scorse settimane dalla Banca Centrale Europea. Tanto che adesso gli analisti ipotizzano un possibile taglio del costo del denaro da parte di Francoforte in primavera o al massimo nella seconda parte del 2024.
È anche vero che in una fase così delicata della storia mondiale, a livello sia economico che geopolitico è molto difficile fare previsioni a lungo termine. Meglio valutare attentamente i mercati in tempo reale: imprevedibili eventi futuri potrebbero influire sia in positivo che in negativo.
“Accendere un mutuo resta conveniente», avverte Andrea Pennato, amministratore delegato di Telemutuo.it. “In generale stiamo parlando di tassi d’interesse vantaggiosi rispetto all’andamento storico, come emerge dal rapporto mensile dell’Abi (Associazione banche italiane) secondo cui a novembre 2023 il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni è stato del 4,48% (più che raddoppiato rispetto al 2,05% di giugno 2022), ma a fine 2007 era addirittura del 5,72%”.
In questo scenario, come individuare il tasso più conveniente? Oggi la maggior parte dei mutuatari rivolge l’attenzione verso il tasso fisso, soluzione ottimale a maggior ragione ora che l’indice Irs è in calo. In base alle analisi dell’Ufficio Studi di Telemutuo.it, tra metà novembre e metà dicembre 2023 il tasso di riferimento per i mutui a tasso fisso è passato dal 3,67% al 3,05% determinando un effetto economico significativo per chi deve accendere un finanziamento ipotecario, pari a quasi 24.000 euro di risparmio sul costo di un mutuo da 200.000 euro in 30 anni.
Intanto il tasso variabile puro, negli scorsi mesi quasi abbandonato dagli italiani, ha ricominciato a essere preso in considerazione dagli ottimisti che puntano su una discesa imminente del costo del denaro e sono comunque disposti a correre il rischio dell’incertezza.
Per chi vuole limitare la variabilità ed essere più cauto, sul mercato sono disponibili soluzioni alternative, sempre a tasso variabile, ovvero il mutuo a rata costante (in cui è la durata complessiva del finanziamento a variare), il mutuo misto o con opzione e il mutuo con cap (tetto massimo). Quest’ultima formula, in particolare, può essere interessante, a patto che, oltre al cap, la banca non inserisca anche il floor, ovvero un livello minimo sotto cui il TAN non può scendere: in questo modo il mutuatario non potrebbe recuperare il guadagno che oggi perderebbe rispetto alla scelta del tasso fisso. Inoltre, va considerato bene lo spread applicato dalla banca, perché un valore particolarmente elevato potrebbe rendere poco conveniente la scelta di avere una garanzia come il cap.
