Non c’è nove senza dieci. Dopo aver alzato il costo del denaro di 25 punti base nell’ultimo meeting del 27 agosto, il direttivo della Banca centrale europea dovrebbe continuare a intervenite sul livello dei tassi della zona euro con un nuovo aumento nel mese di settembre, il decimo dall’avvio della fase rialzista. Sono almeno queste le prospettive che stanno iniziando a scontare i mercati dopo aver ascoltato le parole di Christine Lagarde, presidente della Bce, che ha messo in guardia su possibili nuovi aumenti dei tassi per contenere l’inflazione ancora troppo elevata. Se è vero, infatti che il costo della vita si è portato a giugno al 6,4% in Italia e al 5,5% in Europa, è vero anche che il livello attuale si discosta ancora molto dal target Bce del 2% imponendo cautela su possibili nuovi interventi sul livello dei saggi. Nel frattempo, l’ultimo rialzo dello 0,25% di fine luglio era già stato in buona parte scontato dai mercati. L’Euribor a un mese era infatti passato dal 3,21% del primo di giugno al 3,47% del 24 luglio mentre l’Euribor 3 mesi dal 3,46% al 3,71%. “Questo nuovo intervento sul costo del denaro sta avendo ripercussioni abbastanza limitate sulle rate dei mutui”, ha sottolineato Angelo Spiezia, amministratore delegato di Telemutuo. “Nel caso di un finanziamento ipotecario da 100.000 euro, un aumento dello 0,25% comporta infatti un aumento della rata mensile che va dai 12 euro per le durate medio/brevi ai 14 euro per le durate più lunghe”.
Nel corso del tempo le mosse della Bce hanno avuto un impatto non solo sui mutui a tasso variabile direttamente legati a questo indice, ma anche su quelli legati agli altri indici, come Irs ed Euribor. Per il mese di settembre non è escluso un nuovo ritocco al rialzo del tasso Bce, ma complessivamente la crescita dei tassi di interesse sta rallentando e ci si avvia verso una fase di plateau, determinata anche dalla speranza che questa stagione si stia avvicinando al termine e che nel 2024 possa iniziare la discesa. Come ha affermato Francois Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia e membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE), “raggiungeremo presto il punto più alto dei tassi di interesse. Ma non sarà un picco, piuttosto sarà un plateau alto, sul quale dovremo rimanere per un tempo sufficientemente lungo per trasmettere pienamente tutti gli effetti della politica monetaria”. Nell’imminente non c’è quindi da aspettarsi una discesa repentina nei tassi, ma una fase di stabilizzazione, come già stanno facendo i parametri di indicizzazione che guardano al lungo periodo, da qualche tempo in rallentamento, come l’IRS, l’indice di riferimento per i mutui a tasso fisso. Questo è stato il primo tasso d’interesse ad aumentare nella primavera 2022 per poi stabilizzarsi sostanzialmente attorno al 3%. Per esempio, a fine gennaio 2022 l’Irs 10 anni valeva +0,4%, ad aprile 2023 +2,9% e a fine luglio si attesta su +3,1%. Lo stesso si può dire per l’Irs 20 anni, che a fine febbraio segnava +3% e ora +2,95%. Gli Irs che guardano al futuro più lontano, ovvero 25, 30 e 40 anni, hanno invece un valore più basso, rispettivamente +2,80%, +2,77% e +2,51%, segno ulteriore della speranza di un rallentamento dei tassi. Una situazione anomala rispetto al solito, perché normalmente i finanziamenti a lunga e lunghissima durata sono i più costosi. Risultato? Un mutuo a tasso fisso attualmente parte da un costo del 3%, grazie ad interessanti campagne promozionali che premiano aspetti come lunghe durate, importi elevati ed abitazioni in classe energetica A o B, per cui sono previste importanti riduzioni sullo spread e sulle spese di istruttoria.
“Per fare un esempio, oggi un mutuo trentennale di 100.000 euro con TAN +3,25% porta a una rata di 435 euro, mentre un mutuo ventennale, quindi più breve, per la stessa cifra e TAN +3,55% determina una rata di 582 euro, quindi circa 150 euro in più”, continua Spiezia secondo cui, in questo periodo, anche chi potrebbe permettersi di pagare una rata più elevata con un mutuo di media durata, ha la convenienza a stipulare un finanziamento a lunga durata e accantonare mensilmente la quota risparmiata. Procedendo poi con estinzioni parziali o totali, che hanno costo zero, si potrà chiudere il prestito prima della sua naturale scadenza, con un buon risparmio complessivo sugli interessi.
Contrariamente all’Eurirs, l’Euribor, ovvero l’indice più diffuso per i mutui a tasso variabile, è aumentato più lentamente nel corso del 2022, passando dal terreno negativo a quello positivo soltanto nel mese di agosto, quando ha cominciato la sua corsa al rialzo. A fine estate 2022 la differenza tra fisso e variabile ha cominciato a ridursi gradualmente, finché la forbice tra i due valori è diventata quasi inesistente. Una situazione piuttosto anomala, dato che il tasso variabile di solito è inferiore al tasso fisso (motivo per cui, secondo alcuni analisti, il tasso fisso è destinato ad aumentare in modo da riequilibrare la situazione). Oggi l’Euribor a un mese vale +3,55%, l’Euribor a 6 mesi +3,95%, l’Euribor 12 mesi +4,11%. Di conseguenza, attualmente il tasso variabile va oltre il 4% con una considerevole differenza rispetto al tasso fisso.
“Dobbiamo aspettarci che la rata mensile per i finanziamenti a tasso variabile possa salire ancora un po’”, ha avvertito Spiezia. “Calcolando che negli ultimi 12 mesi c’è già stato un aumento medio di oltre 200 euro, chi ha questo tipo di finanziamento in corso può quindi valutare con la propria banca la possibilità di rinegoziare il mutuo, passando dal tasso variabile a quello fisso senza costi aggiuntivi, come previsto dalla legge di bilancio per il 2023, oppure può chiedere una surroga verso il tasso fisso a un nuovo istituto di credito, in modo da mettersi al riparo dal rischio di ulteriori rialzi”.
Quale sarà l’evoluzione nei prossimi mesi? Secondo le previsioni dell’Ufficio Studi di Telemutuo i tassi d’interesse non avranno più l’andamento galoppante visto finora, ma per il 2023 sarà comunque difficile ipotizzare una discesa del costo del denaro.
È anche vero che, in una fase così delicata, è molto difficile fare previsioni a lungo termine e bisogna quindi valutare attentamente i mercati in tempo reale: imprevedibili eventi futuri potrebbero influire sia in positivo che in negativo. Le proiezioni per i prossimi cinque anni al momento segnano un Euribor 3 mesi, oggi intorno al 3,71%, pari a +3,56% a dicembre 2023, +2,68% a dicembre 2025, +2,76% a dicembre 2027, +2,71% a dicembre 2028.
“Comprare casa resta ancora conveniente. Iin generale stiamo parlando di tassi d’interesse vantaggiosi rispetto all’andamento storico, come emerge dal rapporto mensile dell’Abi, l’Associazione banche italiane, secondo cui a giugno 2023 il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni si attestava al 4,27% valore quasi doppio rispetto al 2,05% di giugno 2022 ma ben al di sotto del 7,72% di fine 2007”, sottolinea Spiezia.
