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Italia, l’industria dei servizi immobiliari a 36 miliardi di euro nel 2021

Fatturato in Europa scende a 345 miliardi di euro (-1,2% sul 2020)

Di Tobia Zanotti
27 Ottobre 2022

Negli ultimi dieci anni nell’economia europea è avvenuta una “rivoluzione copernicana”. Motore del sistema economico (con quasi il 10% del Pil) erano le costruzioni. Ora invece questo comparto non supera il sei per cento (4,9% in Italia), mentre le attività sono concentrate nel mondo dei servizi agli immobili. Dalla gestione, alla valutazione, al project management: una intera filiera di attività che era marginale nel secolo scorso e che oggi rappresenta oltre il tredici per cento del Pil e circa mezzo milione di addetti in Italia.

Sono questi alcuni dei dati del “Rapporto sulla filiera dei servizi immobiliari in Europa e in Italia” realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con le principali società di servizi italiane.

“Da oltre dieci anni la filiera dei servizi immobiliari si innova continuamente per adattarsi alla nuove esigenze della società e della domanda”, ha dichiarato Mario Breglia, Presidente di Scenari Immobiliari, in apertura del seminario. “Quello che non cambia è l’importanza del comparto nella formazione della ricchezza nazionale, con il peso di servizi, costruzioni e sviluppo rimasto sostanzialmente invariato. La crisi pandemica ha modificato i bisogni, inducendo le società a implementare la tipologia di servizi erogati, con ampliamenti societari e fusioni che hanno caratterizzato questo lustro. In sintesi, le competenze sono cresciute, il patrimonio gestito e lavorato è molto più ampio, il numero di servizi erogati è aumentato, la qualità degli stessi, anche complice un coinvolgimento complessivo della tecnologia nelle varie fasi, è migliorata, la numerosità delle attività su misura si è estesa, ma i fatturati complessivi sono rimasti stabili, con alcune differenze tra i comparti”.

Nel 2021 il fatturato delle attività dei servizi immobiliari nei cinque principali Paesi europei è stimato in circa 345 miliardi di euro, in calo dell’1,2% rispetto al 2020. La Germania si conferma il mercato più performante, con più di 125 miliardi di euro e un elevato livello di stabilità rispetto al 2020 (+0,3%). La Francia, invece, ha fatto registrare una contrazione del 10,8% del suo fatturato che nel 2021 si è chiuso con 76 miliardi di euro. Il nostro Paese ha invece registrato un calo, rispetto al 2020, di quasi tre punti percentuali e un volume di 36 miliardi di euro. La previsione è di arrivare a circa 40 miliardi di fatturato entro la fine del 2023. Il Regno Unito ha registrato un forte incremento con una crescita dell’8,6 per cento circa del fatturato (79,6 miliardi contro i 73,3 del 2020). Anche la Spagna è caratterizzata da fatturato in calo (-2,45) dai 29,2 miliardi di euro del 2020 ai 28,5 miliardi del 2021. L’evoluzione dei fatturati nei diversi Paesi, a seguito di andamenti altalenanti o di forte stabilità, ha portato ad una crescita del cinque per cento durante il periodo 2015 – 2021.

Sul fronte occupazionale il settore delle costruzioni coinvolge il numero maggiore di occupati, con circa di 15,5 milioni di lavoratori in Europa, pari circa il 6,3% della forza lavoro complessiva. Le imprese attive nel settore sono 3,84 milioni, per una dimensione media di poco superiore ai quattro addetti per impresa. Nonostante il calo del 7,2% fatto registrare nel corso del 2021, la Germania è il più grande mercato europeo in termini di occupazione e distanzia il secondo, Regno Unito, di 35 punti percentuali. In Francia, i quasi 1,77 milioni di occupati nel settore delle costruzioni raggiunti nel corso del 2021, frutto di un incremento del 9,8% rispetto al 2015, rappresentano un livello di dinamicità secondo solo a quanto registrato in Spagna (più 23,2% sul 2015). La Spagna occupa una posizione intermedia all’interno dei cinque Paesi presi in esame, sia in termini assoluti che in relazione al totale della forza lavoro. L’Italia, pur contando 1,375 milioni di occupati, in crescita del 2,4% rispetto al 2020, distribuiti in poco meno di 500mila imprese (più 1,7% rispetto all’anno precedente e meno 7,3 per cento rispetto al 2015), risulta ancora caratterizzata da dimensioni medie aziendali molto ridotte (2,8 occupati) e prossime alla media del 2,7 per cento relativa agli anni compresi tra il 2015 e il 2021. Il settore dei servizi immobiliari ha un peso minore sul totale della forza lavoro dei diversi Paesi, con una media europea stabile all’1,3%, corrispondente a 3,23 milioni di addetti. A questi si somma un indotto pari a poco più di 1,2 milioni di addetti indiretti. In Italia gli addetti diretti sfiorano le 320mila unità (più 4,3% rispetto al 2020), cui si sommano poco meno di 135mila addetti indiretti. La percentuale sulla forza lavoro complessiva (1,3%) continua a essere allineata con la media europea, mentre ancora molto bassa risulta essere la dimensione media delle imprese, pari a 1,4 addetti per società. Regno Unito e Germania, per numero di addetti e struttura aziendale, rappresentano le principali eccezioni tra i cinque principali Paesi, con una dimensione media rispettivamente pari a 5,5 e 3,6 addetti diretti e un numero di occupati pari a quasi 700mila e 550mila.

“Le società che partecipano alla realizzazione del nostro Rapporto”, ha aggiunto Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari, “sono concordi nel vedere un mercato dinamico e vivo, nonostante uno scenario incerto sotto diversi aspetti, sostenuto dalla volontà di agire e reagire per rinnovarsi, adeguarsi alle variazioni in atto, trasformarsi. Abbracciare questo cambiamento significa dare nuova dignità al settore, affinché la variabile determinante nella scelta del servizio non sia solo legata al prezzo, come oggi spesso accade, ma anche e soprattutto alla qualità. Le società sono chiamate a crescere per differenziare e specializzare i servizi, e consolidare le proprie competenze in tutti gli ambiti, con una particolare attenzione a quello tecnologico. È possibile che in futuro si assista alla formazione di società di dimensioni maggiori, tramite partnership e fusioni di aziende, in grado di effettuare sensibili investimenti soprattutto in nuove tecnologie sia per la gestione amministrativa del servizio che per la gestione dell’immobile, come proptech, blockchain, sensoristica, monitoraggio della reale efficienza energetica. In futuro le società di property management prevedono che la diffusione dei servizi legati alla persona si svilupperà sull’intera penisola italiana. Instaurare nuove collaborazioni, dunque, sarà fondamentale per riuscire a coprire in maniera capillare il territorio”.

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