E’ il residenziale la tipologia di asset su cui puntare nel 2025 così come nel prossimo futuro. E’ quanto è emerso dal ‘Quarto Forum dell’Abitare’ organizzato da Scenari Immobiliari e Abitare Co., nel corso del quale si è sottolineato come l’eccessiva burocrazia sia la principale imputata nel processo che vede nuovi cantieri bloccati e procedure sempre più farraginose.
Come è noto, le leggi del mercato si fondano su semplici assiomi e tra questi, il principio della domanda e dell’offerta, è uno di basilare importanza. In Italia è proprio l’offerta di nuove costruzioni a languire, un dato che nel 2024 si è fermato a meno di sessantamila unità l’anno, circa 1/8 della Germania e poco più di 1/7 di ciò che succede in Francia, paese che con il suo milione di compravendite l’anno, dovrebbe rappresentare il principale target per il nostro paese.
Un mercato molto frammentato, quello del residenziale italiano, che come evidenziato dallo studio condotto da Scenari Immobiliari sull’andamento del real estate nel 2024, cuba solo il 6,7% degli oltre 10 miliardi di investimenti fatti registrare dall’intero settore.
Frammentazione nella distribuzione territoriale ma anche grande squilibrio nei valori immobiliari tra le diverse città italiane dove, se Milano è in grado di assicurare una redditività addirittura superiore a quella di numerose località europee comparabili, molto diversa appare la situazione in zone più periferiche del paese dove il tempo di permanenza delle famiglie all’interno dello stesso immobile più raggiungere anche il picco dei 45 anni, determinando una conseguente stagnazione, se non addirittura un deprezzamento degli immobili che, non beneficiando di quegli interventi di riqualificazione che spesso accompagnano i passaggi di proprietà, contribuiscono a rendere il panorama edilizio obsoleto e poco attrattivo.
Attenzione alla sostenibilità e mutui più accessibili sembrano essere i principali driver che sospingono verso un outlook incoraggiante per il residenziale. Segnali positivi che, tuttavia, non spazzano del tutto le ombre sul mercato immobiliare italiano. Ancora una volta le cause di questa difficoltà nello sfruttare a pieno un potenziale che apparirebbe altrimenti in costante crescita possono essere rintracciate nella burocratizzazione del sistema italiano che, a causa della complessità che lo contraddistingue, renderebbe meno forte l’appeal italiano soprattutto a danno degli investimenti da parte di operatori internazionali.
“I fondamentali del living sono quelli che rendono questa asset class particolarmente interessante per il mercato dei capitali. Infatti, non necessitando di capitale core e presentandosi come un asset autoliquidante, può non richiedere un’elevata necessità di equity e, soprattutto, presenta una maggiore bancabilità”. Così commenta nel suo intervento Corrado Trabacchi, Partner di Orion Capital Managers, che – tuttavia – prosegue evidenziando come le numerose pratiche edilizie quali la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) o la complessità dell’ottenimento dei permessi di costruzione rappresentino un freno all’arrivo di capitali esteri determinando da una parte il rallentamento dello sviluppo di città come Milano e dall’altro il dirottamento di tali risorse
verso paesi diversi dall’Italia.
